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“Santa Maria dell’Olmo”, Lamberti: “Il documento che abbiamo presentato guarda al futuro dell’ospedale”

Cava de’ Tirreni. “Il documento che abbiamo presentato guarda al futuro dell’ospedale e sono sicuro che troverà la pronta condivisione di tutti, dalla maggioranza all’opposizione”.

Così l’assessore con delega alla Sanità Armando Lamberti ha commentato ai nostri microfoni l’ordine del giorno proposto ieri sera in consiglio comunale sul futuro dell’Ospedale “Santa Maria Incoronata dell’Olmo”.

“Stiamo lavorando – commenta Lamberti –a tutta una serie di proposte sul futuro del nosocomio cittadino e nel documento che abbiamo sottoposto all’attenzione del consiglio comunale abbiamo chiesto, tra le altre cose,  alla Giunta Regionale di adottare tutte le misure necessarie per consentire la piena funzionalità dell’ospedale, programmando la riapertura di tutti i reparti, la separazione dei reparti attualmente accorpati ed il rientro di tutto il personale attualmente allocato presso le unità Covid19 dell’AUO “San Giovanni di Dio e Ruggi d’Aragona”, di cui il nostro plesso è parte, in piena osservanza di quanto dichiarato pubblicamente dal Presidente Vincenzo De Luca”.

“Abbiamo proposto , inoltre – continua Lamberti – alla Giunta Regionale di far diventare Cava de’ Tirreni sede sperimentale di un nuovo modello organizzativo territoriale a partire dal definitivo superamento delle carenze organizzative e dei conseguenti disagi alla popolazione verificatesi nel periodo di pandemia e prevedendo un’organizzazione con ulteriore personale dedicato, una rete informatica adeguata per collaborare in maniera efficace ed efficiente con il Dipartimento di Prevenzione Igiene Pubblica, Sicurezza alimentare, Medicina legale e del lavoro, Veterinaria al fine di svolgere una significativa azione sul territorio”.

“Non meno importante è la progettazione e la costruzione di un nuovo Distretto Sanitario atteso che su Cava manca da anni, dove poter concentrare tutti i servizi territoriali attualmente sparsi a macchia di leopardo su tutto il territorio ed allocate in strutture vetuste e non confacenti alle esigenze di un’offerta sanitaria moderna e logisticamente efficiente”.  

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