Aprile 24, 2024

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Videogiochi e linguaggio degli eSport

Il linguaggio quotidiano è ricco di termini ed espressioni native dei più diversi sport: da gettare la spugna, nato nella boxe, a in punta di fioretto, espressione della scherma, fino a essere presi in contropiede o alzare l’asticella, espressioni in origine rispettivamente del tennis e del salto in alto. Espressioni inizialmente riferite a una situazione ben specifica che poteva verificarsi nel contesto sportivo, ben presto sono entrate nel linguaggio comune descrivendo azioni o situazioni simili a quelle sportive. Così, se in origine “alzare l’asticella” indicava l’azione fisica del portare più in alto l’asta che un saltatore doveva superare, la stessa espressione è entrata nel parlato quotidiano riferendosi, per estensione, a qualsiasi situazione nella quale si scelga di aumentare il livello di difficoltà.

Un percorso simile è quello che sta avvenendo nel caso di un genere sportivo abbastanza recente, il cui  enorme successo sta lentamente portando alcuni termini specifici a essere utilizzati anche nel linguaggio quotidiano. Si tratta degli eSport, il videogaming sportivo: molti dei termini comunemente utilizzati nelle situazioni di gioco si rivelano adatti a essere impiegati anche nel quotidiano, similmente a quanto accaduto a dozzine di esempi relativi ad altri sport. In questo caso, però, il fenomeno è più particolare: tali espressioni sono spesso mutuate dall’inglese, la lingua franca del mondo del videogioco, e dunque non è spesso semplice distinguere tra termine sportivo o semplice anglicismo.

Per esempio, certamente dagli eSport deriva il termine rushare, che descrive un’azione fatta in fretta e furia. In inglese, to rush significa affrettare: il suo utilizzo però è più specifico in alcune situazioni relative a determinati videogiochi, dove le strategie particolarmente rapide – utili per prendere di sorpresa un avversario impreparato – vengono definite genericamente rush. Rushare, dunque, significa letteralmente fare un rush: eseguire qualcosa in maniera particolarmente rapida ed efficace.

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Altro termine è aggrare, con il quale si intende far arrabbiare qualcun altro. Anche in questo caso, in origine il termine è un anglicismo: deriva dal termine gergale aggro, che indica un generico comportamento aggressivo. Ma è nel videogaming che il termine aggro viene utilizzato per descrivere la condizione di un nemico ostile al giocatore, e di conseguenza il verbo aggrare indica appunto il suscitare l’ostilità di un nemico: per estensione, far arrabbiare qualcuno.

Particolarmente interessante poi risulta il termine tiltare, che indica l’agire in maniera approssimativa o deleteria a seguito di frustrazione o ira. Il termine è pressoché analogo all’espressione andare in tilt, diffusasi grazie ai flipper: questi macchinari avevano la caratteristica di cominciare a funzionare male se inclinati durante il loro funzionamento, e infatti in inglese to tilt significa proprio inclinare. Tiltare, però, significa più precisamente agire in maniera erronea come conseguenza di uno stato emotivo: in tal senso deriva piuttosto dal poker sportivo, dove il tilt è il giocare in maniera poco lucida e analitica. Si tratta di uno dei termini che, fra quelli del ricco glossario del poker, ha trovato maggior fortuna nel lessico quotidiano: il senso di frustrazione e sconforto che lo contraddistingue può benissimo essere provato in circostanze ben lontane da una room di gioco, ed efficacemente descritto proprio in questo modo.

Quando si parla di buffare, invece, si fa riferimento a migliorare un qualcosa. In inglese, buff è generalmente riferito a uno stato di forma fisica particolarmente tonico: ma, nonostante il significato abbastanza simile, non si tratta nemmeno in questo caso di un semplice anglicismo. Buffare, infatti, deriva dal linguaggio videoludico, e nello specifico da quei videogiochi che prevedono potenziamenti temporanei di un oggetto, una statistica o simili: un elemento di gameplay insomma, che viene migliorato grazie a un buff temporaneo. Di significato diametralmente opposto è invece debuff: come nel videogioco indica l’opposto di un buff, ossia un depotenziamento temporaneo, nel quotidiano debuffare può essere riferito al peggioramento di qualcosa.

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Ci si può poi aspettare che pressoché chiunque capisca che, se diciamo che qualcosa è OP, stiamo dicendo che è particolarmente forte. Pronunciato come iniziali, quindi o-pi, il termine è nato nel mondo del videogioco: è infatti un’abbreviazione del termine overpowered, traducibile come “eccessivamente potente”, e può essere riferito a qualsiasi cosa risulti particolarmente forte. È interessante notare che, nel videogioco, non si tratti di un’espressione positiva: quando qualcosa è OP, infatti, mina l’equilibrio del gioco, rovinando l’esperienza dei videogiocatori. Nel suo utilizzo quotidiano, tuttavia, tale sfumatura si perde, e dire che qualcosa è OP equivale semplicemente a constatarne le particolari qualità.