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Sostenibilità ambientale ed etica, la sfida del polo conciario di Solofra

Sostenibilità ambientale ed etica per rispondere alle esigenze del territorio e del mercato della moda. Ad affrontarle il distretto conciario campano di Solofra. Ne parliamo con Ciro Bruno, responsabile Unic Campania.

Un polo che racconta l’arte della concia in Campania. Terzo distretto conciario in Italia assieme ad Arzignano e Santa Croce sull’Arno. È Solofra.

Realtà industriale perennemente in bilico tra aspetti ambientali con un sistema di depurazione che mostra chiari segni di obsolescenza e di un mercato, quello dell’alta moda, che non può rinunciare ad acquistare pellami unici per qualità e artigianalità.

A rispondere alle nostre domande sul passato e futuro della concia, Ciro Bruno, responsabile Unic – concerie italiane in Campania. Napoletano di nascita con una lunga esperienza professionale del settore della concia. Punto di riferimento per le aziende locali.

Chi è Unic?
UNIC Concerie Italiane Unione Nazionale Industria Conciaria è la più importante associazione mondiale degli industriali conciari. Opera dal 1946 a tutela delle aziende associate ed è rappresentativa di un settore strategico, componente fondamentale del tessuto economico e manifatturiero italiano.

È una associazione di categoria che rappresenta le concerie in Italia e all’estero. Abbiamo tre sedi nei tre distretti conciari, oltre la sede centrale a Milano.

Rappresentiamo le aziende conciarie del territorio sui tavoli istituzionali. Le sedi locali invece curano le relazioni con i territori dove operano.

I tre poli si fanno concorrenza?
No assolutamente. Ogni realtà produttiva lavora una tipologia di prodotto diversa. Nel Veneto si trasformano pelli bovine dedicate all’arredamento e alle automotive; in Toscana la pelle bovina viene lavorata per il cuoio da suola, pelletteria e calzature, mentre in Campania vengono traformate pelli ovine e caprine destinate al mercato dell’abbigliamento, calzatura e pelletteria.

Cosa vuol dire lavorare la pelle ora in Italia?

Vuol dire trasformare uno scarto dell’industria alimentare in una materia prima naturale rinnovabile e sostenibile per l’industria manifatturiera della calzatura, pelletteria, abbigliamento, arredamento ed altro ancora che, a loro volta, la trasformano in manufatti particolari caratteristiche come: morbidezza, duttilità e durevolezza nel tempo. Il ciclo produttivo conciario, in ottica di economia circolare, si chiude con il ricupero di molti dei suoi rifiuti e scarti di lavorazione.

Chi è il conciatore oggi?
Chi svolge questo lavoro di solito proviene già da questo contesto. Fare impresa in questo settore vuol dire conoscere da vicino il prodotto, le tecniche di lavorazione e la produzione finale. Devi saper riconoscere la materia prima e le sue caratteristiche per avere un buon prodotto.

La manodopera invece?
Deve essere competente e preparata. Facciamo un esempio: occorrono 5 anni di studio per diventare un tecnico di tintura in grado di lavorare in piena autonomia. La pelle non è un prodotto semplice da lavorare ci vuole competenza, esperienza e creatività nelle fasi di lavorazione.

Dopo una crisi economica decennale il polo conciario di Solofra in che situazione si trova?
La crisi economica ha colpito maggiormente i consumi interni italiani, come quelli della classe media. Un rallentamento economico che ha colpito anche il settore della moda. Questo non vuol dire che non ci siano opportunità di crescita; lo dimostra l’incremento delle vendite dei grandi marchi di lusso che hanno aperto le porte a nuovi mercati.

Il polo conciario di Solofra, riconosciuto per l’eccellenza degli articoli prodotti, è particolarmente attenzionato dai brand della moda interessati a sviluppare una filiera qualificata dei fornitori, certificati sul tema della sostenibilità ambientale ed etica.

È il grande salto che viene chiesto a questo indotto: qualificazione ambientale ed etica.

Qualificazione ambientale vuol dire rispondere anche alle esigenze ambientali del territorio. Come Unic siamo i primi a voler risolvere le problematiche legate al complesso depurativo Alto Sarno, in gestione all’ente Regione e attualmente sotto sequestro. Insieme a Confindustria Avellino- settore concia siamo presenti su tutti i tavoli istituzionali dove siamo chiamati a partecipare. Il nostro obiettivo è supportare gli organi deputati alla risoluzione del problema.

Dove nasce l’arte della concia in Campania?
Questa è un’arte che si perde nella notte dei tempi.
In Campania il primo esempio tangibile lo troviamo a Pompei. Nel sito archeologico, fino al 79 d.c., operava una conceria i cui ambienti saranno presto aperti al pubblico. Sul posto sono stati ritrovati diversi strumenti di lavoro del tempo che, speriamo, entreranno a far parte di un museo all’aperto che ci piacerebbe fosse creato proprio nel sito.

Come Unic Concerie Italiane abbiamo finanziato il recupero e il restauro del luogo. Speriamo che questa collaborazione con il Parco Archeologico di Pompei possa continuare perché gli esperti dicono che quello ritrovato quasi certamente non è l’unico “stabilimento” conciario della città vesuviana.

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