Campania

Dossier Legambiente: incendi, cemento selvaggio e siccità per un’estate da dimenticare

estate

Un’estate da dimenticare per la Campania bruciata dalle fiamme, assetata per mancanza di acqua, deturpata da cemento selvaggio e con ancora tanti punti critici sul fronte dell’inquinamento marino.

I dati, le storie, i numeri raccolti da Legambiente in un dossier sono eloquenti e fotografano una regione che da punto di vista delle politiche ambientali è al bivio.

Nel dossier Legambiente si parte dagli incendi. Le fiamme hanno mandato in fumo tra maggio e luglio 13.037 ettari di superfici boschive, quattro volte la superficie bruciata in tutto il 2016. Maggiormente colpite le aree protette: dai Parchi nazionali, Vesuvio in primis, a quelli regionali.

In particolare gli incendi nel 2017 hanno coinvolto in Campania 24 Siti di Importanza Comunitaria, 6 Zone di Protezione Speciale e 13 Parchi e Aree protette. Le regioni che hanno perso il patrimonio maggiore sono: la Sicilia (con 11.817 ettari (ha) bruciati nei SIC, 8.610 nelle ZPS e 5.851 nelle Aree protette), la Campania (8.265 ha nei SIC, 4.681 nelle ZPS e 8.312 nelle Aree protette).

Un danno economico enorme se ogni ettaro di bosco distrutto dal fuoco, costa alla collettività circa 20mila euro tra attività di spegnimento e rinverdimento, smaltimento dei residui e legna perduta nell’incendio.

Non da meno la situazione sul fronte del cemento. La Campania è in testa della classifica dell’illegalità nel ciclo del cemento costiero, con 764 infrazioni accertate dalle Capitanerie di porto e dalle altre forze dell’ordine, detiene sul suo territorio il 20,3% del totale dei reati. Ma a sfregiare la costa è soprattutto il “vecchio abusivismo”, quello che da decenni sopravvive alle demolizioni, quello delle seconde case in riva al mare che godono delle particolari attenzioni dei politici, locali e nazionali, sempre attenti a impedire che arrivino le ruspe.

In Campania negli ultimi dieci anni la realizzazione di circa 60 mila case abusive per un totale di circa nove milioni di mq di superficie abusiva.

Dal cemento all’inquinamento marino la situazione non cambia: secondo il dossier Mare Monstrum di Legambiente, la regione Campania è prima assoluta in Italia per i reati a danno del mare con 2594 illeciti, il 16,5% del totale, ben 5,5 infrazioni per chilometro di costa. Solo nello scorso anno sono state 2912 le persone denunciate e arrestate e 839 i sequestri effettuati.

Come ogni estate anche la Goletta Verde, la storica campagna di Legambiente a tutela del mare e delle coste, ha scattato una fotografia a tinte fosche per la Campania che continua a subire la minaccia della mancata depurazione: su trenta punti monitorati sedici presentavano cariche batteriche elevate.

Una situazione che in alcuni casi raggiunge record assoluti: da otto anni consecutivi, infatti, Legambiente assegna il giudizio di fortemente inquinato alla foce del fiume Irno a Salerno, del Torrente Savone a Mondragone, del fiume Sarno e dello sbocco del canale di Licola a Pozzuoli.

Criticità sul fronte della depurazione confermati anche dai dati Arpac relativi ai controlli analitici svolti nel 2016 sulle acque in uscita dagli impianti di depurazione: su base regionale il 38% dei controlli è risultato “non conforme”, con punte di non conformità del 70% per gli impianti della provincia di Avellino e a seguire del 66% per quelli della provincia di Salerno, 52% per la provincia di Benevento, 27% per la provincia di Caserta e 22% per la provincia di Napoli.

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