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La vera vita dell’assistente sociale dopo la fiction di Mina Settembre

L’assistente sociale dopo Mina Settembre. L’intervista a Roberta Nevola, a lavoro dal 1996.

Venticinque anni di lavoro e non sentirli. Un fiume in piena di storie, volti, impegni, tanti, per Roberta Nevola. Una simpatica professionista del sociale che tutti i giorni fa la propria parte. Se non fosse per i suoi capelli biondi si rischia di confonderla con Mina Settembre, la nuova fiction di Rai Uno.
Roberta lavora come assistente sociale al Consorzio dei Servizi Sociali A5.

Roberta, da quanti anni lavori come assistente sociale?
Dal 1996, sono venticinque anni di attività, molti passati nel precariato. Dal 2009 a tempo indeterminato al Consorzio.

Cosa pensi della fiction di Mina Settembre?
Mi piace. Mina è empatica con le persone che incontra, perché riesce ad ascoltare l’altro, accogliendo con il dovuto rispetto i bisogni. Noi assistenti sociali della vita reale, però, non utilizziamo il taxi.

Chi è oggi l’assistente sociale?
Innanzitutto non siamo quelle vecchie befane e nemmeno quelle che portano via i bambini. Ci occupiamo di minori, famiglie, anziani, disabili e delle misure di contrasto alla povertà, quale il reddito di cittadinanza.

Come ci si muove con una utenza così variegata?
Insieme all’utenza cerchiamo di comprenderne i bisogni di un momento della vita.

I bisogni appartengono a chiunque, indipendentemente dalla categoria sociale di appartenenza.

Cosa non deve mancare nel vostro lavoro?
Il rispetto per chi hai di fronte senza farsi prendere dai pregiudizi. Non bisogna farsi influenzare, nè tantomeno giudicare.

E il tempo?
Ad ognuno devi offrire il tempo necessario. Con le persone non puoi andare di fretta e, qualche volta, devi dimenticarti di dover timbrare il cartellino. Ogni persona ha i suoi tempi per raccontarsi. Non abbiamo nemmeno la bacchetta magica. Ogni persona è un caso a sè.

Il tuo lavoro è cambiato in questi 25 anni?
Credo  sia cambiato tantissimo. Sono cambiate le leggi e gli stessi ambiti di intervento. E poi tutti i cambiamenti sociali e demografici che hanno determinato bisogni nuovi, impensabili fino a qualche decennio fa: gli anziani che non possono più contare sull’aiuto dei figli che hanno dovuto emigrare al nord o in altri paesi, per motivi di lavoro. Le varie tipologie di famiglie per le quali sono messi in campo interventi ad hoc.  E, poi,  la disoccupazione, la povertà.

Le assistenti sociali, secondo te, dovrebbero essere di più?
Certo e l’attuale legge di bilancio 2021 prevede un potenziamento di questa figura.

C’è una storia dei tuoi utenti che ti porti dentro?
Di ogni persona incontrata nel mio percorso professionale conservo vivo  il ricordo del volto, ma anche della fiducia e della felicità quando hanno superato le difficoltà.

Ricordo del rientro a casa di due bambini collocati in una casa famiglia in un paesino del Cilento. Tutte le anziane del paese accompagnarono i bambini all’auto, augurando loro il meglio con una formula di benedizione in dialetto.

Siamo sinceri, ma qualcuno ce la fa?
Sì e sono diversi, una situazione di difficoltà può essere superata con il giusto supporto.

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