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Facebook risponde al Senato. Zuckerberg nervoso: “E’ un grande errore, è un mio errore”

Mark Zuckerberg al Senato, Commissione commercio. Immagine da WSJ TV

5 ore. Tanto è durata l’audizione in Senato, Commissione commercio, di Mark Zuckerberg, CEO di Facebook. Faccia bianca, volto tirato, del resto Mr Zuckerberg non stava raccontando ai suoi fan l’ultima novità della “società di servizi” più famosa al mondo. Da una parte facebook dall’altra 100 senatori che hanno chiesto ogni cosa.


Privacy, diritti dei consumatori e lo scandalo “Cambridge Analytica data breach”. Domande su domande a cui sono seguite risposte. Non semplice seguire il dibattito, sia per la durata sia per i tecnicismi anglofoni non sempre facili da comprendere. La sensazione avuta durante tutto il dibattito, ingenuità a parte, è stata quella di un amministratore assolutamente preparato alla massima sintesi. Per la serie: limitati a rispondere alla domanda o “si” o “no”, sicuro e certo, non tentennare e, soprattutto non mancare mai di rispetto ai Senatori. Ed ecco Mr Facebook con occhi sbarrati, faccia tipica del ragazzo alla sua prima interrogazione e fin troppo impassibile.

Facebook, una multinazionale “only in America”.

Durante l’audizione, il senatore Dan Sullivan (Repubblicano dell’Alaska) ha ricordato la rapida ascesa di facebook, da startup concepita in una stanza del dormitorio a multinazionale: tipico esempio di come gli USA possano essere un’opportunità per tutti, un realtà “only in America”. “Non potrebbe accadere in Cina, giusto?” ha chiesto Sullivan. “Bene, senatore, ci sono alcune compagnie cinesi cinesi molto forti”, ha risposto il signor Zuckerberg. Risposta troppo diplomatica quella del CEO di facebook, tanto che il senatore è dovuto intervenire “Dai, sto cercando di aiutarti – ha spiegato il senatore Sullivan – bastava che rispondessi sì”. Il sorriso è stato corale, patriottismo americano al top, Zuckerberg impassibile. Così è troppo.

Andiamo ora sui contenuti. Zuckerberg è stato convocato dal Senato, oggi sarà alla Camera. Il CEO sta cercando di spiegare la faccenda degli 86 milioni di utenti e della loro privacy violata. “E’ mia la colpa, ha detto Zuck, sono io facebook”

Non è facile rispondere ad alcune domande riferite alla propria “società di servizi” che può contare su due miliari di persone che ogni giorno regalano informazioni e dati sensibili come foto, date, video. L’idea è che questi dati possano essere usati da società terze, con il consenso di facebook, ma senza dare adeguata spiegazione agli utenti. L’utilizzo di questi dati consentirebbe di tracciare le tendenze degli iscritti al portale, magari suddividendoli per età e area geografica, creando soluzioni ad hoc. Soluzioni che potrebbero “spingere” gli stessi utenti verso alcune scelte.

Problema minori. Nel 1998 il democrarico Ed Markey, autore della legge sulla protezione della privacy online dei bambini ha chiesto la posizione del portale social su questo tema.

“Mister Zuckerberg si è fatto abbastanza per proteggere la privacy dei bambini?”. Domanda mirata a scoprire le carte del capo di Facebook sulla possibilità di una legge sulla privacy rispetto agli under 16 sull’uso delle loro informazioni in un modo diverso da come viene inteso. “Proteggere i minori è importante” ha subito detto Zuckerberg, senza di fatto rispondere alla domanda tant’è che il senatore Markey ha incalzato “Una legge, sì o no?”. “Non sono sicuro, abbiamo bisogno di una legge” ha risposto Zuck. Contrariato invece il senatore: “Stiamo lasciando questi bambini ai predatori commerciali più rapaci del Paese che sfrutteranno i minori a meno che non ci sia una legge”. A quel punto il CEO di facebook ha dovuto rimettersi all’operato del senatore.

Scopri di più seguendo il live del WSJ.

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