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Crossroads of Empires Project, Birmingham e Salerno insieme per studiare Montecorvino Rovella

Birmingham

Montecorvino Rovella: da qualche giorno un gruppo di storici, archeologi, storici dell’arte, esperti di beni culturali dell’Università di Birmingham sono arrivati in città per studiare la pieve altomedievale di Sant’Ambrogio.

Il progetto Crossroads of the Empire: the Longobard Church of Sant’Ambrogio, Montecorvino Rovella,  nato dalla collaborazione tra l’Università degli Studi di Salerno e l’Università di Birmingham, è diretto dalla prof. Francesca Dell’Acqua (Università di Salerno – University of Birmingham), dalla prof. Chiara Maria Lambert (Università di Salerno), dal dr. Daniel Reynolds (University of Birmingham), e ha per principale consulente il prof. Patrick Geary (Princeton University).

L’iniziativa di ricerca è stata resa possibile grazie ai finanziamenti congiunti della British Academy e della University of Birmingham, e dal sostegno del Comune.

Il progetto mira a investigare il complesso archeologico che si attesta nell’area di pertinenza della chiesa di Sant’Ambrogio.
La pieve di Sant’Ambrogio sorge nella frazione di Occiano.

Gli aspetti più sorprendenti sono costituiti dalle pitture murali che ricoprono l’abside da terra sino al colmo, con un velum di gusto tardoantico sino alla raffigurazione della Vergine Theotokos (una delle più antiche in Occidente) affiancata da santi milanesi, ossia i vescovi Ambrogio e Simpliciano, i protomartiri Gervasio e Protasio.

La chiesa, risalente alla metà del IX secolo, rientrava nei confini del principato longobardo di Salerno governato da Siconolfo e suo figlio Sicone. Le fonti documentarie suggeriscono che nei dintorni della chiesa vi fosse un insediamento rurale dipendente dal grande monastero di San Vincenzo al Volturno (Isernia).

Utilizzando strumenti non invasivi, Sara Mazzani e Vincenzo Gheroldi raccolgono dati sulle stratificazioni pittoriche al fine di accertarne le sequenze, le tecniche esecutive, la natura dei pigmenti e, grazie all’applicazione di tecniche archeometriche, sulle malte e i laterizi, al fine di ottenerne elementi di cronologia relativa e assoluta.

I risultati preliminari delle due settimane di studio saranno esposti domani pomeriggio, alle ore 18.30, presso l’Auditorium “Don Gerardo Senatore” (Piazza Duomo).

Lunedì scorso sono arrivati sul sito gli studenti della magistrale in Archeologia e della Scuola di Specializzazione in Beni Archeologici dell’Università degli Studi di Salerno.

Nell’occasione, lo storico dell’arte, Dario Cantarella, collaboratore del programma de laRedazione.eu,  “Itinere”, ha vestito i panni dell’inviato e rivolto alcune domande ai responsabili del progetto.

Dottor Daniel Reynolds (University of Birmingham), cosa ha spinto l’Università di Birmingham e la British Academy ad interessarsi a questo progetto e a cofinanziarlo?

Numerose ragioni. Una di queste è il lavorare con un approccio interdisciplinare, coinvolgendo specialisti di diverse università. Un’altra ragione è quella di coltivare rapporti scientifici, soprattutto a seguito della Brexit, con istituzioni che sono al di fuori del Regno Unito.

Professoressa Francesca Dell’Acqua, lo studio del sito sarà affrontato con un approccio “multidisciplinare”. Può spiegare di cosa si tratta?

Questa chiesa presenta un’architettura e una decorazione pittorica molto interessanti, e richiede uno studio da più punti di vista con strumenti diversi. Ad esempio occorre capire che tipo di comunità serviva questa chiesa, quanto fosse estesa; se il terreno circostante producesse prodotti consumati in loco o esportati; da dove provenivano i materiali con cui è costruita, in che relazione fosse con uno dei più grandi proprietari terrieri dell’Italia centro-meridionale, il monastero di San Vincenzo al Volturno.

Chiaramente non si può rispondere a tutte queste domande con gli strumenti di un’unica disciplina. C’è bisogno quindi di archeologi, di esperti in indagini archeometriche, di storici, di storici dell’economia, di storici dell’arte. Inoltre saranno coinvolti anche studiosi di medicina e biologia computazionale, i quali potranno rilevare eventuali tracce di DNA sui reperti ossei che eventualmente emergeranno dall’area cimiteriale intorno alla chiesa, per capire se gli inumati avessero determinate malattie, come si alimentavano, se vi erano relazioni parentali, e scoprire la loro etnia.

Professore Vincenzo Gheroldi (Alma Mater Studiorum – Università di Bologna), l’utilizzo di strumentazione di indagine scientifica per la storia dell’arte sembra oggi indispensabile. Quanto e in che maniera hanno influito questo tipo di indagini nell’esito degli studi di contesti analoghi a quello di Sant’Ambrogio, come Santa Maria Foris Portas di Castelseprio (VA), San Salvatore di Brescia e San Vincenzo al Volturno (IS)?

Questi strumenti sono essenziali, ma la base dei nostri studi è anzitutto la stratigrafia. Ricostruiamo una cronologia relativa sulla base dei rapporti stratigrafici tra gli intonaci e le murature e quindi realizziamo degli esami ravvicinati nel visibile sulle opere utilizzando lampade a luce radente, microscopio ecc. In seguito utilizziamo strumentazione scientifica non invasiva che si basa sulle frequenze, in particolare dell’infrarosso, che studia la presenza di alcuni materiali come l’azzurro egizio e se occorre realizziamo anche dei prelievi per condurre delle analisi chimiche di laboratorio.

Dr. Andrea Mattiello (University of Birmingham, Responsabile Comunicazione Scientifica), Lei sta raccogliendo le testimonianze storiche riguardanti la chiesa e il suo circondario. Ci racconti come sta avvenendo quest’operazione?

L’idea che sottende quest’attività si origina dalla necessità di dare conto di come il manufatto abbia lasciato tracce nella memoria collettiva della comunità di Montecorvino R., sia da un punto di vista storico culturale, sia in riferimento all’indagine che si sta facendo. Abbiamo preparato un questionario che dovrebbe essere distribuito in queste settimane, che ci aiuta a capire quanto è conosciuto il monumento, quanto è visitato, che aspettative ci sono dalla comunità.

In parallelo stiamo cercando di costruire un documentario sull’attività che viene svolta su questa fase di indagine archeologica, per cui stiamo raccogliendo interviste di persone che sono state in passato legate al monumento o persone che l’hanno studiato.

Dottoressa Marisa Stabile (Assessore alla Cultura e vicesindaco di Montecorvino R.), quali saranno i benefici di questo progetto per la comunità locale?

La nostra amministrazione comunale ha scelto nel proprio bilancio di previsione di appostare una cifra per poter supportare la ricerca del prof. Vincenzo Gheroldi. Nel 2014 l’amministrazione è entrata a far parte dell’associazione Longobardia e condividiamo con essa il progetto Longobard Ways Across Europe, che speriamo sia finanziato dall’Unione Europea (EICR).  Infine devo ringraziare don Emmanuel Vivo che ci ha permesso di studiare la chiesa di Sant’Ambrogio.

Arch. Tommaso Carrafiello (Network Facilitator), il suo apporto è stato fondamentale per coordinare il progetto. Quali risposte ha ottenuto dalla comunità di Montecorvino R. e come questa è stata coinvolta nell’accoglienza degli studiosi?

Quando Francesca Dell’Acqua, insieme alla quale mi sono laureato a Firenze, mi ha detto che c’era il desiderio da parte dell’Università di Birmingham di venire a studiare il nostro monumento mi sono subito dato da fare per creare una rete a Salerno di istituzioni e organizzazioni che potevano collaborare a questo progetto.

Ciò che mi ha colpito è la risposta del territorio. Sia l’amministrazione comunale, sia la Pro Loco, sia l’Archeo Club locale, hanno aderito immediatamente. Vorrei ricordare a tale proposito un nostro concittadino, Roberto Sguazzo, venuto a mancare da due anni, il quale si era molto prodigato per la valorizzazione del sito. Per cui tutto ciò che sta accadendo lo dedichiamo a lui.
In ultimo tutto quello che è stato fatto ha visto l’utilizzo di risorse locali: gli studenti sono alloggiati presso il convento dei frati cappuccini di Montecorvino e ci si è appoggiati sulla ristorazione locale, promuovendo la conoscenza dei nostri prodotti tipici, primo tra tutti la “tonda giffonese” (la famosa nocciola i cui alberi circondano Sant’Ambrogio).

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