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La La Land: come entrare nella storia degli Oscar senza aver vinto l’Oscar

La La Land

Come altri milioni di appassionati sono rimasta sveglia fino alle sei del mattino per seguire la Notte degli Oscar. Alle otto ero già in piedi perché non si riesce a chiudere occhio dopo una notte passata in bianco, tra caffè, biscotti al cioccolato e con il cervello a pieno ritmo che ancora elabora le ore di diretta e si chiede “cosa ho visto?”.

Come ogni appassionato del grande schermo speri che vincano i tuoi favoriti e ti ritrovi nelle vesti di “tifoso” a innalzare una qualsiasi preghierina ad una divinità qualunque mentre attendi la proclamazione. Ma se da quel microfono non arriva il nome che desideravi, cominci a maledire l’Academy, “un gruppo di vecchi che di cinema, be’, non ne capiscono niente”.
E fin qui ci sta, fa parte della dorata lunga Notte degli Oscar, come il red carpet e quel vestito o acconciatura che proprio non perdoni al tuo attore o alla tua attrice preferita.

Ma se poi quella lunga notte, fatta di pizzicotti alle guance e viso bagnato perv restare svegli, come in questo caso, termina in un rocambolesco e inverosimile finale, allora ti chiedi “cosa è successo?”

Per fortuna a raccontarci l’evento targato Academy avevamo i nostri brillanti inviati Giuseppe Ferrara e Cristina De Rosa, ma siamo sinceri, il colpo di scena va bene solo quando scopri che il dimesso e insignificante Roger “Verbal” Kint (Kevin Spacey) in realtĂ  è Keyser Söze.

Non oso immaginare chi si è addormentato felice sulla proclamazione di La La Land come miglior film e si è svegliato con Moonlight di Barry Jenkins.
Lo stesso Damien Chazelle avrĂ  tanto da raccontare al suo psicoanalista.

Il cosa è successo, quindi, si riduce a Warren Beatty e Faye Dunaway che aprono la busta per il Miglior Film e dopo un sinistro tentennamento pronunciano quel “The winner is” che proclama La La Land vincitore.

I produttori del musical salgono sul palco tra baci e abbracci della sala, arrivano Ryan Gosling ed Emma Stone, Chazelle un po’ più in là. Via con i discorsi di rito, ma qualcosa non quadra. Come in un sogno di quelli post pizza, si vede salire il responsabile del palco che sottrae gli Oscar dalle mani dei vincitori. Il pubblico si alza in piedi senza capirci più niente. Inquadratura su Charlize Theron, allibita. E a questo punto cambia tutto.

Warren Beatty balbetta “Ha vinto Moonlight, no non è uno scherzo. Ha proprio vinto Moonlight”. Arriva Jimmy Kimmel, il presentatore e conferma la notizia, mostrando la busta. Ha vinto proprio Moonlight. Cosa è successo? Warren Beatty, cerca di spiegare: “Nella busta c’era scritto Emma Stone per La La Land”.

In realtĂ  e poco si è capito al momento, c’erano due biglietti nella busta. E’ Berry Jenkins, il regista di Moonlight a spiegare cosa è successo alla fine della cerimonia degli Oscar quando La La Land è stato dato per vincente al posto di Moonlight. “Ho chiesto di vedere la busta non me l’hanno consegnata immediatamente. Quando ho avuto modo di leggere, ho visto che c’era chiaramente scritto Moonlight. Il fatto è che nella busta c’erano due biglietti”. Nell’altro biglietto c’era scritto “Emma Stone per La La Land”, era dunque una copia che annunciava la vittoria della Stone nella categoria migliore attrice protagonista e Warren Beatty ha letto quel biglietto, uscito per primo dalla busta.

Passato lo choc e a conti fatti, La La Land di Damien Chazelle, porta sa casa sei statuette: poco meno della metĂ  delle 14 nomination che potevano consegnarlo alla storia. Ma nella storia resterĂ  comunque, per il clamoroso errore dell’annuncio della settima statuetta e Chazelle che entra nel guinness dei primati. Con i suoi 32 anni è il piĂą giovane regista a vedersi assegnato questo premio.
Per il resto, Migliore attrice a Emma Stone, Miglior fotografia, Miglior sceneggiatura, miglior colonna sonora, miglior canzone originale.

PriceWaterhouseCooper – la societĂ  che si occupa del conteggio dei voti agli Oscar – ha annunciato di aver aperto un’inchiesta su l’errore dell’annuncio del miglior film alla serata degli Oscar. “Stiamo investigando su quanto è accaduto e siamo profondamente dispiaciuti che sia successo”.

Sul fronte politico, sul palco del Dolby Theater,il dissenso è stato decisamente piĂą soft di quello che si poteva pensare alla vigilia; il presentatore Jimmy Kimmel ha fatto alcune battute su Donald Trump, in risposta alle dichiarazioni infelici su Mery Strepp definita da Trump “sopravvalutata”. Kimmel ha, quindi, inviato un Tweet in cui chiedeva al presidente se era sveglio, ma nel complesso la cerimonia è stata priva di grandi dichiarazioni politiche ad eccezione della lettera del regista iraniano Farhadi e di Gabriel Garcia Bernal che dal palco ha voluto ribadire che “come lavoratore migrante io sono contrario ad ogni muro che vuole separarci “. Sia Casey Affleck che Mahershala Ali, primo attore musulmano a vincere un Oscar invece, che in altre occasioni si erano espressi contro Trump, hanno preferito fare un discorso piĂą privato e strettamente cinematografico senza riferimenti alla politica.

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