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Pagani, mobilità per i lavoratori della Telis. I dipendenti: “Abbandonati dalla politica”

Da oggi i lavoratori della Telis di Pagani sono in mobilità. La cassa integrazione è scaduta e l’ultimo tentativo di salvare l’azienda è fallito miseramente nella mattinata di ieri. Si è concluso con un nulla di fatto l’incontro al Ministero dello Sviluppo economico con la curatela e l’unico imprenditore interessato a rilevare l’azienda. Non c’è stata la possibilità di prolungare la cassa integrazione da parte della curatela, non essendovi più commesse; stesso motivo per il quale l’imprenditore ha deciso – almeno per ora – di non concretizzare l’idea di acquisire la Telis. Altri due incontri ci saranno settimana prossima, ma per i dipendenti “sono tavoli scollegati fra loro”.
Negli stessi minuti, un gruppetto di lavoratori (57 in totale quelli che da oggi sono di fatto disoccupati) si è fatto sentire a Palazzo San Carlo, chiedendo un incontro col sindaco Salvatore Bottone, assente nella giornata di ieri. “Non ha mai dato la percezione di seguire il territorio, ma come lui altri politici”, ha detto Paolo Coppa, rappresentante dei dipendenti della Telis. “Abbiamo interpellato vari attori della politica salernitana e regionale (Maccauro, Canfora, Picarone e Cascone, Gambino, Cammarano, ndr) ma evidentemente non ci siamo fatti capire. L’unico che può salvare l’azienda è il presidente De Luca: bisogna che faccia la voce grossa con Enel per trattenere una parte delle commesse nello stabilimento di Pagani”. I nuovi contatori dell’Enel, infatti, sono stati assemblati proprio nella struttura di via Filettine, ora però tutte le commesse sono state spostate in altri stabilimenti del Nord Italia o addirittura in aziende estere. “Così facendo, il Sud sarà sempre un feudo del Nord – attacca Coppa – perché è l’ennesimo stabilimento che chiude. E’ l’ennesima sconfitta per questo territorio e per Pagani, che vede chiudere un’altra azienda”. Le commesse – a detta dei lavoratori – ci sarebbero pure: sono circa 30 milioni di contatori ma non si capisce perché una parte non è stata trattenuta per lo stabilimento di Pagani. O forse sì. Il 42% dei nuovi contatori, infatti, li produrrà la Ducati Energia, il cui presidente è il padre dell’ex ministro Federica Guidi, fino a pochi mesi fa titolare del Mise. Proprio il Ministero che avrebbe potuto tutelare questi lavoratori.

 

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