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Giornata mondiale delle persone con disabilità, i dati Istat

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In Italia sono circa due milioni e trecentomila le famiglie nelle quali vive almeno una persona con limitazioni gravi.

Nel rapporto Istat “Conoscere la disabilità” si spiega anche che per assistere il familiare con disabilità il 32,4% delle famiglie riceve sostegno da reti informali. E comunque la rete informale di aiuti alle famiglie non consente di fare a meno dei servizi a pagamento. Sono, infatti, comparativamente molto di più le famiglie con disabili che vi fanno ricorso: il 24,4% contro il 10,1% del resto delle famiglie.

Secondo lo studio Istat, oltre 600mila persone con limitazioni gravi “vivono in una situazione di grande isolamento, senza nessuna rete su cui poter contare in caso di bisogno” e “ben duecentoquattro mila vivono sole”. Le famiglie in cui vive almeno una persona disabile sono 2,3 milioni e il 24,4% non può fare a meno di servizi a pagamento.

Le condizioni economiche complessive sono peggiori rispetto a quello del resto delle famiglie: il loro reddito annuo equivalente medio è di 17.476 mila euro inferiore del 7,8% di quello nazionale.

Inoltre tra i disabili tra i 16 e i 64 anni risulta occupato solo il 31,3%, di cui il 26,7% donne e 36,3 tra gli uomini.

I disabili in cerca di occupazione sono il 18,1% contro il 14,8 del resto della popolazione.

La limitazione grave costituisce un ostacolo alla partecipazione culturale: solo il 9,3% delle persone che ne soffrono va frequentemente al cinema, al teatro, ad un concerto, o visita un museo durante l’anno.

I problemi di accessibilità riducono anche la partecipazione culturale: solo 37,5% musei italiani, pubblici e privati, è attrezzato per ricevere le persone con limitazioni gravi.

Per quanto riguarda quella che chiama l’Istat la “geografia della disabilità” abbiamo “al primo posto le Isole, con un’incidenza del 6,3%, contro il 4,8% (il valore più basso) del Nord. Le Regioni nelle quali il fenomeno è più diffuso sono l’Umbria e la Sardegna (rispettivamente, l’8,7% e il 7,3% della popolazione). Veneto, Lombardia e Valle d’Aosta sono, invece, le Regioni con l’incidenza più bassa: il 4,4%”.

Le Regioni offrono assistenza socio-sanitaria alle persone con disabilita’ attraverso i servizi ambulatoriali e domiciliari, ricoveri in strutture residenziale e semiresidenziale. La spesa pro-capite sostenuta complessivamente per questa tipologia di assistenza e’ pari a circa 987 euro pro-capite.

La tecnologia può sicuramente svolgere una funzione di “facilitatore” nel processo di inclusione scolastica dell’alunno con disabilità rappresentando un elemento di grande aiuto per l’abbattimento degli ostacoli al percorso di apprendimento.

Tre scuole su quattro dispongono di postazioni informatiche adattate alle esigenze delle persone con disabilità, con percentuali più elevate in Emilia-Romagna e Toscana (rispettivamente 84,7% e 81,5% delle scuole con alunni con disabilità) e più basse in Valle d’Aosta e nella P.a. di Bolzano (rispettivamente 63,0% e 51,1%).

La spesa pro-capite per l’assistenza alle persone con disabilità è in media nel 2017 pari a 987 euro; vi sono, però, forti oscillazioni a livello territoriale: il valore minimo si riscontra nella Provincia autonoma di Bolzano (meno di 350 euro), seguita dall’Umbria (circa 406 euro), mentre la Provincia autonoma di Trento e le regioni Basilicata, Molise, Veneto e Puglia superano i 1.300 euro.

“Va, però, ricordato – rileva l’Istat – che, come riconosce lo stesso Ministero della Salute, i dati relativi alle Province autonome di Trento e Bolzano, oltre che quelli della Regione Calabria, sono insufficienti per qualità e/o copertura”.

A livello nazionale la spesa per assistenza residenziale risulta di poco superiore a quella ambulatoriale e domiciliare (intorno al 39% della spesa complessiva, in entrambi i casi).

La quota della spesa per l’assistenza semiresidenziale è inferiore (circa il 22%). “Tali percentuali non sono però uniformi a livello regionale”, afferma l’Istat. La quota maggiore per l’assistenza residenziale si registra in Piemonte (67,4%), quella per l’assistenza ambulatoriale e domiciliare in Campania (74,9%) e quella per l’assistenza semiresidenziale in Veneto (34,2%). “Vi sono – sempre secondo Istat – dunque, rilevanti differenze territoriali sia nell’ammontare complessivo della spesa che nella sua composizione per tipologia”.

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