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Da Cava a Punta Campanella, è l’Alta Via dei Monti Lattari

L’Alta Via dei Monti Lattari. Da Cava de’ Tirreni a Punta Campanella attraversata, una volta all’anno con gli abiti d’epoca, così come fece Giustino Fortunato nel 1876

Un percorso di trekking, un sentiero che parte dalle ripide montagne di Cava De’ Tirreni per arrivare a Punta Campanella a picco sul mare. A tracciarlo per la prima volta Giustino Fortunato, meridionalista, politico e alpinista.

A riviverlo, così come ha fatto lui, per la prima volta, in abiti di epoca quattro cavesi appassionati di montagna, Paolo, Angelo, Daniele e Giovanni.

E’ Giovanni Petrolini, classe 1981, ingegnere nella vita, a raccontarci questa traversata.

Come è nata l’idea di realizzare questa traversata storica?
Amiamo la montagna, ci passiamo molto del nostro tempo libero. Durante una delle nostre passeggiate Paolo ci raccontò di una gara in bici con gli abiti storici dell’epoca Eroica. Lì ci è venuta l’idea di fare la stessa cosa con l’Alta via dei Monti Lattari.

Parliamo del sentiero, da dove parte e dove arriva?
Ha inizio a Cava de’ Tirreni e arriva a Punta Campanella attraversando entrambe le costiere. Giustino Fortunato fu il primo a tracciarla. Nel 1876 ci provò per la prima volta, ci riuscì nel 1877. All’epoca non c’erano sentieri tracciati. A guidare gli escursionisti erano gli abitanti della montagna: boscaioli e contadini, quelli che trovavano sostentamento nei monti.

Perchè realizzare un sentiero proprio qui?
Perchè Giustino Fortunanto aveva come obiettivo il collegamento di aree depresse del nostro paese. L’idea era di collegare i paesi costieri e i villaggi presenti in penisola con la città di Cava de’ Tirreni.

Ci racconti il sentiero?
In questo periodo si passa dalla neve sul Monte Finestra e Faito fino alle colline e alle gole alpestri della Costiera. I monti Lattari hanno la stessa roccia delle Dolomiti che riflette per ogni stagione un colore diverso. Ci sono moltissimi castagneti, alberi utilizzati sia per la legna da ardere, sia per sostenere i limoneti della costiera.

E’ difficoltoso come sentiero?
Sì, sono 120 chilometri con 4000 mila metri di dislivello. La parte iniziale è particolarmente dura. Per percorrerlo ci vogliono tre giorni. Il percorso rientra nel Sentiero Italia del CAI.

E dove ha domito Fortunato all’epoca?
Ha ricevuto ospitalità dalle famiglie del posto; come accadde ad Agerola quando si fermò dalla famiglia Cuomo.

L’ “Alta Via dei Monti Lattari 1876” quando si tiene?
A ottobre, è il nostro modo di ricordare l’opera di Giustino Fortunato. Nel 2021 saremo alla terza edizione.

Di solito quanti siete?
Una ventina di persone. Chi partecipa deve avere un capo dell’epoca.

E voi come avete fatto?
Ci siamo riforniti in qualche negozio specializzato. Sono comodissimi i tabarri, mantelli a ruota che riparano dalla pioggia e riscaldano. Lungo il percorso viaggiamo con lanterne a petrolio o a candela.

Come è fare escursionismo con gli abiti d’epoca?
Ora per qualsiasi cosa ci affidiamo alla tecnologia, abbiamo perso la capacità all’adattamento. Per essere ecologisti bisogna andare in giro con il monopattino, mentre prima si facevano chilometri senza battere ciglio ed eravamo ecologisti lo stesso.

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