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Cold case. Le storie di trenta caduti dei conflitti mondiali ritornano a “casa”

Cold case. Continuano le ricerche di Donato Ragosa sui giovani chiamati alle armi nei due conflitti mondiali della propria frazione, Preturo di Montoro.

Cold case. Le storie dei militari campani continuano a farsi avanti. Non ci sono scatoloni, in questo caso, ma fogli matricolari, nomi, date di nascita e spesso di morte con i luoghi di sepoltura.

Storie dimenticate, soprattutto nel dopoguerra, per dare spazio al nuovo e alla vita che avanza.

Intanto Donato Ragosa non ferma le sue ricerche che a volte somigliano a delle vere e proprio indagini che raccontano storie perse sul filo del tempo.

Allora Donato su cosa ti sei concentrato questa volta nel tuo lavoro di ricerca?
Ho dato spazio ai miei concittadini di Preturo di Montoro che hanno preso parte ai conflitti.

Una piccola frazione allora?
Bhè sì. In totale ho ricercato 30 militari tra la prima e la seconda guerra mondiale. Di cui 10 caduti per la Prima, 9 mutilati, 3 decorati e 8 per la Seconda Guerra Mondiale. Anche qui qualche nome era stato dimenticato nella lapide che li ricorda.

Che storie hai trovato questa volta?
Sono partito dagli elenchi comunali, per poi passare ai fogli matricolari. Conoscendo molte famiglie del posto mi è stato più facile ricomporre le vite dei militari. Le famiglie sono interessate a conoscere le storie dei propri nonni o zii. Di alcuni siamo riusciti a conoscere i luoghi di sepoltura o i motivi della morte, soprattutto per il primo conflitto dove notizie e fonti sono più scarne.

E per la Seconda Guerra Mondiale?
E qui sono 8 storie. Ci sono due fratelli Donato e Raffaele Carratù entrambi caduti nel 1942 in Russia. Donato perde la vita in un campo di prigionia, mentre Raffaele muore in battaglia nella Compagnia Sanità che si occupava dell’ospedale da campo.

Altri casi poi riguardano militari morti al ritorno dalla guerra affetti da problemi di salute come Michele Giarletta che conclude la sua vita nell’ospedale militare di Caserta affetto da “psicosi allucinatoria” dovute proprio alla guerra mentre altri come Andrea Natale perde la vita per una scheggia di proiettile conficcata in testa.

Tutti giovani?
Come sempre la gran parte di loro era giovani e giovanissimi. Hanno dedicato i migliori anni delle loro vite al paese senza nemmeno iniziare a vivere.

Storie particolari?
Quella di Antonio Sigismondo che aveva combattuto durante la Prima Guerra Mondiale. Suicida con un colpo di pistola. Il suo ruolo era trasportare i feriti, probabilmente, non ha retto al peso del suo lavoro. Sono riuscito a contattare la nipote di quest’ultimo che abita a Treviso. Le ho spedito a mezzo lettera i documenti che sono riuscito a recuperare del nonno e del prozio. Di quest’ultimo sapeva solo che fosse morto in guerra. La signora mi ha chiamato commossa ringraziandomi di averle consegnato questo pezzo di storia che non conosceva.

E in paese invece?
Abbiamo presentato le storie durante la feste cittadina con una piccola cerimonia. La corona d’alloro, la banda ha suonato il silenzio, un momento per ricordare chi ha combattuto per la libertà di tutti.

E ora cold case va in vacanza?
Sì, ho da poco chiuso con l’amministrazione comunale di San Nicola di Baronia, in Irpinia, l’elenco dei caduti di entrambi i conflitti. In questo Comune ancora non vi era un elenco completo. In autunno mi auguro di vedere la lapide con i loro nomi.

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