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Nuovi sviluppi nel caso della giovane Arianna Manzo

In discussione le presunte responsabilità dei medici dell’ospedale “Santa Maria Incoronata dell’Olmo” di Cava de’ Tirreni.

Caso Arianna Manzo, a quanto pare, infatti, a causare la disabilità della piccola, oggi 16enne, non sarebbe stata la sola negligenza dei medici dell’ospedale “Cardarelli” di Napoli, dove Arianna venne ricoverata a seguito di un primo intervento al nosocomio cavese.

È quanto stanno appurando i periti del collegio nominato dalla Corte d’Appello di Salerno che sta riesaminando, da circa un mese, il caso della ragazza cavese rimasta tetraplegica a pochi mesi dalla nascita per un errore medico.

In questi giorni gli esperti e gli specialisti incaricati di riesaminare il caso – professionisti provenienti da tutta Italia (in particolare il medico legale catanese Cristoforo Pomara, l’anestesista di Palermo Antonino Giarratano e il medico legale Maria Serenella Pignotti del Meyer di Firenze) – deporranno la nuova perizia ed entro la prossima settimana saranno resi noti i nuovi sviluppi che passeranno al vaglio dei giudici della Corte d’Appello di Salerno.

«La famiglia è in attesa di quelli che saranno i nuovi riscontri – ha spiegato l’avvocato Mario Cicchetti, legale di Eugenio Manzo e Matilde Memoli, genitori di Arianna –. I periti stanno prendendo in considerazione non solo la responsabilità del “Cardarelli” nella causazione dei danni permanenti che affliggono la ragazza, ma sono stati chiamati anche a riconsiderare, contestualmente, le condotte dei medici cavesi e la responsabilità dell’azienda ospedaliera salernitana di cui il “Santa Maria Incoronata dell’Olmo” fa parte. Arianna, infatti, prima di essere ricoverata a Napoli, venne tenuta in cura per due giorni (il 17 e il 18 marzo del 2005) a Cava. Bisogna capire, dunque, a chi sia imputabile una condotta che si possa definire sicuramente negligente e imprudente».

Il riferimento di Cicchetti, in particolare, è alla somministrazione impropria di un farmaco specifico che, a quanto pare, era destinato agli adulti e non ai neonati.

Oggi, però, la famiglia di Arianna continua a versare in condizioni economiche precarie tali da mettere a rischio la garanzia delle cure di cui la ragazza necessita per sopravvivere. Sebbene in primo grado era stato stabilito un risarcimento di almeno 3 milioni di euro, l’erogazione era stata poi sospesa dai giudici proprio su richiesta dei legali dell’Azienda Ospedaliera “Cardarelli” di Napoli che in appello hanno chiesto che il caso venisse riesaminato.

Intanto nessun riscontro concreto è arrivato da Palazzo Santa Lucia in merito alle rassicurazioni che erano state fornite alcuni mesi fa dal governatore della giunta regionale della Campania, Vincenzo De Luca, il quale – a seguito di un colloquio con la famiglia – aveva prima avanzato la possibilità di addivenire a un accordo col “Cardarelli” e, poi, sfumata tale ipotesi, aveva garantito a Eugenio Manzo e Matilde Memoli assistenza economica per l’individuazione di una casa o di un’auto conformi alle esigenze di Arianna.

«È stato documentato anche a De Luca – conclude l’avvocato Cicchetti – che il contesto familiare oltre a essere esso stesso danneggiato, è caratterizzato da una condizione economica estremamente precaria e quindi Arianna non può sottoporsi alle cure di cui avrebbe bisogno. Di questo dovrà rispondere non solo il governatore De Luca, ma anche il sistema giustizia i cui tempi sono incompatibili con la vita di una persona. La famiglia, ad ogni modo, resta in attesa che venga depositata la bozza della nuova perizia per capire quali saranno le prossime determinazioni della Corte d’Appello».

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