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Diario di bordo: destinazione Oslo, Norvegia

A Oslo ci sono mille cose da vedere e un freddo penetrante da sopportare.

Giorno 1. La prima tappa è la Nasjonalgalleriet che ospita una delle rappresentazioni dell’urlo di Edvard Munch e tante panchine su cui sedersi accanto a persone diversamente giovani, come me. Siamo sotto Natale, quindi è d’obbligo un giro ai mercatini, su Karl Johnas Gate, dove l’odore di cannella è stato sostituto da quello di hamburger di renna. È l’ora del tramonto, vado così a vederlo sull’Oslofjord, a Rådhusbrygge precisamente, con la fortezza di Akershus alla mia sinistra, freddo glaciale alle mani e il calore del sole in viso. Dopo una passeggiata per Aker Brygge, quartiere moderno a ridosso del fiordo di Oslo, mi immergo nel Museo dei Nobel per la pace, proprio all’inizio del porto. Sono state due ore intense, pregne di emozioni e di presa di coscienza della mia ignoranza.

Giorno 2. Apro gli occhi, apro il meteo, meno due gradi. Spengo il telefono, chiudo gli occhi.

Mi alzo di   soprassalto dopo 10 minuti perché oggi vado a Bygdoy, la penisola dei musei. Riesco a vederne tre: il Museo di navi vichinghe, il Kon-Tiki museet e il Museo Fram. Bellissimi. La consapevolezza della mia ignoranza cresce di giorno in giorno. Torno in centro e proseguo, con l’oscurità che incombe, verso Vigeland Park, un parco immenso costeggiato da statue di bambini e di giovani innamorati. Continuo per il quartiere di Damstredet, quattro case in legno appartenenti ad una Oslo d’altri tempi. Ultima tappa Kuba Park e fiume Akerselva, che divide la città in due e che un tempo separava la zona più popolare della città da quella benestante. Qui c’è un sentiero che pare sia una tra le dodici strade più belle d’Europa, forse chi l’ha detto non ha mai percorso questi passi alle sei del pomeriggio, con la pioggia, il vento e il buio.

Giorno 3. Oggi la prima cosa che ho in programma è il Museo diEdvard Munch, come se finora avessi visto pochi musei e poche opere di Munch, ma non ne ho mai abbastanza.

Per arrivare al museo passo avanti alla cattedrale della città, fino ad arrivare nel quartiere di Grünerløkka, che sembra essere il Bronx norvegese. É ormai pomeriggio e procedo con il mio giro passando per la stazione e arrivo al Teatro dell’Opera, dove all’improvviso il cielo si tinge di bianco, e così anche il teatro e la città tutta. Solo chi ama la neve e chi è terrone, può comprendere la felicità che ti assale quando inizia a nevicare.

Giorno 4. Si torna in patria oggi, ma prima vado a Ekeberg Park, uno spazio immenso colmo di opere di Dalì, Renoir, Rodin, Botero, Marina Abramovic e tanti altri.

Prendo il tram 18 per tornare in centro e mi godo la città innevata. Da domani di nuovo pizza, sole, caldo, mare, mozzarella e mandolino. Chissà se dopo questo lungo viaggio avrò ancora soldi per potermi permettere un pasto caldo.

Testo e foto di Laura Gabola

laRed TV





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