Campania

Cava: edilizia popolare a San Pietro, il Consiglio di Stato respinge l’appello

assunzioni

I proprietari dei terreni condannati al pagamento delle spese di lite in favore del Comune

Cittadini fanno causa al Comune per l’espropriazione di alcuni terreni alla frazione San Pietro destinati a programmi di edilizia popolare, ma il Consiglio di Stato respinge il loro ricorso e pone, così, fine a un contenzioso che andava avanti ormai da quasi quindici anni.

La vicenda risale al 2006, quando l’allora sindaco Luigi Gravagnuolo diede il via a una serie di disposizioni previste dal programma PEEP, Piano di Ediliza Economica e Popolare – uno strumento urbanistico nell’ambito del più ampio PUC (piano urbanistico comunale) – per programmare, gestire e pianificare tutti gli interventi riguardanti l’edilizia residenziale popolare.

Tra queste disposizioni anche l’esproprio di alcuni terreni, per un totale di circa 16 mila metri quadri, della frazione di San Pietro disposto dalla giunta comunale a favore di una cooperativa incaricata dell’intervento costruttivo di edilizia popolare ricadente sull’area di proprietà.

I proprietari delle aree in questione interessate dal piano proposero così ricorso al TAR avverso alla deliberazione della giunta di Gravagnuolo innanzi al tribunale amministrativo regionale presentando a loro volta una proposta di piano urbanistico attuativo di iniziativa privata, bocciata però dal Comune.

Nel frattempo, da Palazzo di Città, si proseguiva il procedimento volto alla approvazione del PEEP, sollecitando ed ottenendo anche il prescritto parere favorevole del Genio Civile di Salerno mentre i proprietari dei terreni che sarebbero stati espropriati facevano nuovamente ricorso al TAR nonostante il tribunale già aveva respinto le prime istanze in quanto ritenute inammissibili.

Da qui al ricorso in Consiglio di Stato il quale in buona sostanza si è definitivamente pronunciado respingendo l’appello dei proprietari terrieri in quanto il Comune risulta pienamente legittimato ad intraprendere tutte le iniziative necessarie all’attuazione del Piano di Edilizia Economica e Popolare e che eventuali ritardi nella definizione dello stesso siano stati causati proprio dal contenzioso con la parte appellante.

Inoltre, per quanto concerne le alternative proposte dai proprietari terrieri, «l’attività pianificatoria posta in essere dall’Amministrazione prima della presentazione da parte dei privati di un’alternativa proposta edificatoria – si legge nella sentenza del Consiglio di Stato – ha precluso, anche per l’entrata in vigore delle misure di salvaguardia (che sono scattate con l’adozione del PEEP), ogni ulteriore, incompatibile iniziativa da parte dei proprietari».

Per questi motivi il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale (Sezione Seconda) ha definitivamente respinto l’appello condannando, tra l’altro, i proprietari dei terreni oggetto dell’esproprio al pagamento delle spese di lite in favore del Comune appellato per un totale di 5000 euro.

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