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Abusi sui minori, le paure dei genitori e i gesti sani da compiere. A tu per tu con l’esperto

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Abusi sui minori l’intervista con l’esperto, Federica Caputo, medico specialista in psichiatria e psicoterapia.

Abusi sui minori. Tante le paure dei genitori e non solo. Ad ogni caso mediatico le famiglie, la scuola e la rete di sociale deputata alla loro protezione finiscono sotto attacco.

Abbiamo deciso di confrontarci con un esperto in psichiatria per affrontare la situazione e per ricevere qualche utile consiglio.

Dottoressa Caputo, ogni giorno leggiamo e ascoltiamo di storie di abusi su minori in famiglia, a scuola, ora addirittura in ambito della rete di protezione sociale; ma chi è chiamato a tutelare i bambini?
Due sono i macrosistemi chiamati alla tutela del bambino: famiglia e scuola. A seguire la rete di protezione sociale locale.

E quando gli abusi partono proprio nelle scuole?
Bisogna subito dire che statisticamente gli abusi sui minori sono più frequenti nelle famiglie e molto di meno nelle scuole. In Italia abbiamo una grande assenza nel sistema scolastico: lo psicologo. Una figura importante di collegamento tra docenti, alunni e famiglie, deputato a cogliere eventuali segnali di disagio. Attualmente la nostra legislazione non lo prevede, mentre in diversi paesi europei, negli Stati Uniti e in Canada è presente nelle scuole.

A questo punto tocca agli insegnanti rilevare eventuali problematiche?
L’insegnante è chiamato a svolgere un ruolo educativo – didattico; con classi di 30 alunni risulta spesso difficile cogliere i segnali di disagio, ecco perché c’è bisogno di una figura aggiuntiva come uno psicologo specializzato nell’età evolutiva.

Come può essere interpretato un abuso?
Gli abusi non sono solo fisici, ma anche psicologici ed emotivi. Anche la negligenza nei confronti di un bambino, come non curarlo è un abuso, vuol dire che gli viene negato qualcosa di fondamentale.

C’è un modo per riconoscere i segnali di disagio di un bambino?
Sono diversi i campanelli di allarme che lancia un minore, i genitori riescono a coglierli con più facilità, perchè vivono a stretto contatto con i propri figli e quindi ne conoscono gesti e abitudini.
Un bambino che ha subito un trauma aumenta la sua attenzione, perchè ciò non si verifichi di nuovo, quindi potrebbe non dormire più, essere più irritabile, piangere senza motivo. In questo caso il genitore, senza allarmismi, può fare riferimento al proprio pediatra che potrà indirizzarlo verso il giusto professionista.

Mettiamo in chiaro un aspetto: una variazione del comportamento non è sempre un campanello d’allarme.

Cosa bisogna fare quando i propri figli vengono investiti da informazioni relativi ad abusi subiti da altri bambini?
Bisogna parlarne, ovviamente in base all’età che hanno e soprattutto tutelarli dalla valanga di informazioni mediatiche che arrivano dai social ai quali vengono esposti con estrema facilità.
Anche loro che non hanno subito abusi diretti possono traumatizzarsi nel sentire, ascoltare e vedere determinate scene. Il trauma non è solo fisico, ma anche emotivo.

Cosa deve fare un genitore quando scopre che un proprio figlio è vittima di abuso?
Attivare un sistema di tutela per gestire non solo il trauma del figlio, ma anche il proprio, rivolgendosi ad uno specialista. Consiglio un percorso psicologico o di psicoterapia che permetta ad entrambi di recuperare e superare quanto accaduto.

Non bisogna affrontarli da soli, ma insieme ad esperti, per questo c’è la rete di servizi sociali a cui rivolgersi che può dare un valido contributo. Un genitore che si fa aiutare è a sua volta un aiuto fondamentale per il recupero del bambino.

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