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La musica e l’arte contro l’ansia da Covid

Per ridurre i livelli di ansia nei bambini. Un lavoro di ricerca incentrato sull’emboided cognition, per favorire il benessere dei più piccoli

La musica e l’arte come strumento di cura durante la pandemia. Un progetto pilota sviluppato dalla scuola “G. Cipolletti” in collaborazione con l’Università degli Studi di Salerno, sostenuto dalla Fondazione De Chiara De Maio.

A raccontarci l’esperienza, progettuale e di ricerca, la professoressa Giulia Savarese che insegna Psicologia dello sviluppo presso il Dipartimento di Medicina, Chirurgia e Odontoiatria “Scuola Medica Salernitana”.

Professoressa, quando è partita la ricerca?
La ricerca è stata realizzata insieme alla scuola “G. Cipoletti”. Siamo partiti a dicembre 2020 per terminare a maggio 2021. Quindici i bambini, dai 6 ai 10 anni, coinvolti in un percorso di accompagnamento con attività legate alla musica e all’arte per migliorare la qualità della vita dei bambini in questa fase pandemica. Alla base di questo lavoro di ricerca c’è il modello di Emboided Cognition.

Ovvero?
In italiano si traduce in “cognizione incarnata”. Un approccio che permette al bambino di vivere in prima persona l’esperienza dell’apprendimento sia sotto l’aspetto corporeo che mentale grazie alla musica. Per esempio quando ascoltiamo un brano, non utilizziamo solo l’udito, ma anche il corpo ballando.

I bambini sono stati impegnati in attività musicali ed artistiche che abbassano l’ansia, favoriscono il rilassamento e soprattutto aiutano a superare le ansie e le paure venute fuori con questa pandemia.

Come avete monitorato il progetto?
Tramite questionari somministrati alle famiglie. Proprio i genitori ci hanno raccontato di una serie di disturbi legati al sonno, all’alimentazione, a continui risvegli notturni nei bambini in età scolare. Quelli dell’infanzia, invece, hanno sviluppato segni di ansia da separazione dalle figure genitoriali.

Cosa deve fare ora un genitore in questa fase post pandemia?
I bambini hanno perso la normalità con la pandemia, bisogna permettere loro di recuperare i propri spazi di gioco e di socialità con i propri coetanei. I bambini sono pronti a ricominciare, mentre i genitori tentennano, vivendo ancora “l’effetto tana”, restano a casa per sentirsi sicuri. Bisogna, invece, dare loro gli spazi di cui necessitano, dedicandosi del tempo, per fare delle attività insieme.

Andare al parco, al cinema e al ristorante come una volta, così come ci hanno scritto i bambini nei questionari, in una parola: ricominciare.

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