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Voucher addio. Avanza il Job on call?

Voucher addio

All’indomani del Cdm che ha dato il via libera al decreto legge per l’abolizione dei voucher, la domanda è d’obbligo. Con cosa sarà colmato il vuoto regolatorio e il nuovo balzo del lavoro nero?

Salvo la fase transitoria fino a fine anno per consentire a chi ha comperato voucher prima dell’entrata in vigore del Dl di poterli “spendere”, la soppressione tout court infatti, riproporrà a stretto giro la disciplina del lavoro accessorio.

Nati per porre un argine alla piaga del sommerso, bilanciando interessi di imprese e lavoratori. I voucher venivano incontro ad esempio alle esigenze delle famiglie per regolarizzare colf, tate e badanti come in agricoltura per le prestazioni per raccolte nei campi, o vendemmie.
Nel bene e nel male e se avessero mantenuto l’identità iniziale, i buoni lavoro erano (e potevano ritornare ad essere) strumenti normativi adatti a disciplinare, nel rispetto delle regole, piccoli lavori e lavoretti.

Stanare e prevenire gli abusi era, quindi, sacrosanto, tuttavia abolirli del tutto vorrà dire, quasi sicuramente, condannare molti di coloro che oggi li percepiscono al lavoro nero, con un tratto di penna del Governo e senza dialogo con le parti sociali.

In questo modo si recepisce, si, il quesito referendario promosso dalla Cgil che, appunto, ne chiedeva la soppressione tout court dei voucher, ma sembrano una stonatura le dichiarazioni del premier Paolo Gentiloni nel dare l’annuncio dell’abrogazione: “Abbiamo abrogato le norme su voucher e appalti- ha dichiarato ieri il Presidente del Consiglio -nella consapevolezza che l’Italia non aveva certo bisogno nei prossimi mesi di una campagna elettorale su temi come questi e nella consapevolezza che la decisione è coerente con l’orientamento che è maturato nelle ultime settimane in Parlamento”.

Lo stesso orientamento non era utile maturasse anche nei cittadini con la chiamata al voto e una campagna referendaria degna, alla quale magari arrivare preparati con una soluzione B in caso avesse prevalso la volontà dell’abrogazione?

Il Ministro Poletti, intanto, si dice deciso a non mettere in discussione il Job Act, affermando che “non è previsto un cambio di passo nelle politiche del governo sul lavoro perché il voucher non era materia del jobs act, affrontiamo un tema che doveva essere affrontato”.

E potrebbe attingere dalla Legge Biagi per una soluzione-paracadute: il job on call, il contratto di lavoro intermittente (o a chiamata), mediante il quale un lavoratore si pone a disposizione di un datore per lo svolgimento di una prestazione di lavoro “su chiamata”.

 Una possibilità, quella del lavoro a chiamata, oggi limitata ai giovani con meno di 24 anni e agli over 55. Una soluzione, tuttavia, che potrebbe non piacere alle aziende in cerca di “flessibilità”.

Il contratto è di lavoro dipendente per i giorni nei quali si è occupati e quindi più costoso per le imprese almeno in termini di burocrazia (è un contratto vero e proprio e prevede la forma scritta a differenza di quanto accade per i voucher) e prevede la retribuzione prevista per i contratti collettivi.

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