Dicembre 6, 2022

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Vincenzo Maniscalco, italiano de Tamines

Per il resto, un italiano puro nato in rue des Rosiers da genitori siciliani e Dominois, toponimo improntato a un socialista.

Così, il calciatore Vincenzo Maniscalco racconta una grande serata per questo incontro Belgio-Italia, senza svelare la squadra che lo rende felice, perché sarà felice, ovviamente, con una buona pinta in mano e in buona compagnia.

“L’Italia che ho visto è stata incoraggiante, sta giocando un calcio buono, creativo, in avanti. Il Belgio, invece, sta giocando anche un calcio maturo dal punto di vista strategico. Per me tutto dipende dal fatto che De Bruyne, questo grande distributore di bene palle, è in campo o no. Tra gli uomini della squadra ha nominato due frecce: Immobile, super centravanti, e Federico Chisa.

Il Prescelto conserva i suoi fantasmi preferiti per celebrare la sua amata comunità, dalla quale non lascerà mai andare. Lasciare Chambreville, come lui la chiama Pisa Vecchia, non è il suo forte. “Il mio ultimo viaggio in Italia risale al 1971, dopo il servizio militare”. Ma il peccato non può mentire.

120 caffè

È da cercare nella sua roccaforte di Tamines che in Auvelais. Generosamente, ha organizzato due incontri per noi, in due punti di grande interesse a Chambreville. In primo luogo, a Saint-Martin, sulla Linea Filippo, un concentrato di affettuosi sostenitori, “Ma tutti tacciono, e nessuno si corre il rischio di fare previsioni”, quest’ultimo scivola via. Quando è ora di tornare a casa dal lavoro, la coppia italo-belga Rosette e Thierry stanno bevendo qualcosa lì. Belgio-Italia? “Non disturbarmi con questo…” Ride di cuore. Mathias, pronostica un buon vecchio 0-0 o 1-1: “Si giocherà ai supplementari. Complicato. »

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Secondo piano, dove non ha messo per ultimo il suo drink: dal suo amico turco Gengis che gestisce il Moygnelei Sports Cafe. Ci assicura: lì si servono i migliori agnelli della regione. Il suo primo combattimento, prima delle urne, ha segnato un percorso per lui come supereroe locale. C’era una volta a Chambreville, negli anni ’70. Il sindaco dell’epoca, Emile Lacroix, decretò che i caffè chiudessero alle 22:00 e la domenica alle 23:00. Non puoi nemmeno bere alcolici all’uscita del teatro. Ho applicato ovunque. A quel tempo c’erano 120 caffè (Solo 30 disponibili) L’ho cambiato”, ricorda con affetto. Gengis, era un mercante, e in Place de Moignelli, le tante bandierine belghe e italiane appese alle finestre, rivelano una mancanza di scelta. “Chi parte bene vince. Ma non sarà facile”.

Dai, lascia che vinca il migliore.