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Videoregistratori: in pensione a 60 anni

Il registratore va in pensione

Fino a qualche giorno fa era solo un ingombrante soprammobile, ennesima superficie da spolverare, contenitore di ricordi di un tempo ormai lontano. Oggi è un dispositivo fuori produzione, domani sarà un’oggetto d’antiquariato. Per chi ne possiede ancora uno (magari funzionante) il consiglio è presto dato: conservarlo gelosamente in attesa che il valore salti alle stelle! Siamo parlando, ovviamente, del videoregistratore.

Dopo l’addio alle musicassette e alle videocassette (il 28 dicembre 2008 l’ultimo produttore, la “Distribution video-audio”, annunciò la fine della produzione) l’era dell’analogico è ormai finita nel momento in cui anche l’ultima fabbrica dei videoregistratori ha chiuso (quasi) i battenti: la Funai Electric, casa giapponese, andrà avanti fino a fine agosto dopodiché il videoregistratore sarà storia.

Sessant’anni di onorato servizio

Un capitolo durato dal 1956 al 2016. I primi apparecchi furono prodotti e messi in commercio già nella seconda metà degli anni ’50. Ampex introdusse l’Ampex VRX-1000, il primo videoregistratore commerciale ad ampia diffusione, nel 1956. Altra tappa importante fu quando Ray Dolby costruì il primo videoregistratore silenzioso (ovvero con l’audio senza fruscio) nel 1967.

Il 1º giugno 1975 la Sony lanciò sul mercato giapponese il Betamax, con un formato video di alta qualità, quindi più costoso, a fronte però di una ridotta durata della registrazione. Ragioni queste che limitarono l’apparecchio al solo uso professionale decretando il successo, invece, del VHS in ambiente domestico. Era necessario che le videocassette potessero durare almeno due ore, che fossero economiche e che la qualità delle immagini fosse accettabile, non eccellente.

Nel 1994, poi, l’inizio del declino: in quell’anno la Sony, in collaborazione con la Pacific Digital Compani, portò sul mercato il primo lettore dvd. Il resto è storia dei giorni nostri: poco a poco i supporti digitali hanno preso il posto delle videocassette e si è arrivati al 2016.

Le motivazioni

Le motivazioni che hanno portato alla chiusura dell’attività di produzione sono presto dette: non è solo il fatto che i supporti digitali (dvd, blu-ray e file audiovideo) abbiano ormai da oltre dieci anni soppiantato il nastro riavvolgibile ma, soprattutto, è la carenza di materiali e pezzi da assemblare ad aver determinato la curva discendente nella produzione. Ovviamente con proporzionalità dirette e conseguente al calo della domanda.

“Una ditta che produceva componenti per noi ci ha fatto sapere che era troppo difficile continuare a farlo con i ricavi a questo livello e hanno smesso: ciò ci ha portato alla decisione, non possiamo assemblarli senza quelle componenti”

ha spiegato un portavoce di Funai

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