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Venezuela, crisi: la Console in visita a Cava racconta l­’altra faccia della medaglia

Abituati a vedere sui social  immagini cruente di un Venezuela sempre più in difficoltà, la Console in visita a Cava ha risposto alle nostre domande. Vediamo com’è andata

A Cava de’ Tirreni, a Palazzo di Città, durante un convegno sull’Integrazione Latinoamericana ha presenziato la Console Generale del Venezuela a Napoli, Amarilis Gutiérrez Graffe. Un momento di alto confronto dove si è discusso anche dell’attuale situazione politica e sociale del Venezuela.

Durante l’incontro la Console ha risposto alle nostre domande, facendoci conosce il suo punto di vista. Di seguito mettiamo la traduzione.

“I mass media mostrano un Venezuela che sta cadendo a pezzi, ma questa non è la realtà, ed è un vero peccato che mostrino solo quello che il Parlamento Europeo, ma che per fortuna non tutti i membri del Parlamento, né tutti i membri del Parlamento italiano raccontano, ovvero un Venezuela in crisi.

Noi non vogliamo fare male a nessuno, noi vogliamo un Governo che faccia gli interessi del popolo. Ma il gruppo di opposizione ha indetto una guerra finanziata dagli Stati Uniti ed è questa la realtà che stiamo vivendo oggi.

Coloro che scendono in piazza a manifestare dal mese di aprile, dal 19 di aprile, attraverso dei simboli stanno usando le date di festività nazionale, mentre coloro che si trovano in carcere non sono dei prigionieri politici, ma politici che hanno commesso delitti di incitazione al razzismo, alla violenza, al disconoscimento chiamando anche un colpo di Stato contro il popolo venezuelano.

Il giorno 16 un gruppo dell’opposizione del Parlamento venezuelano durante l’insediamento del Sig. Ramon Allup, che era all’epoca il Presidente dell’Assemblea Nazional, ha chiamato per disconoscere il Presidente eletto Nicolás Maduro, e così che è iniziata una campagna dove dicevano che in sei mesi il Presidente avrebbe dovuto terminare il mandato quando la fine di mandato era nel 2019.

E nel 2018 si dovranno tenere le elezioni presidenziali, ma loro non vogliono questo. Loro non vogliono salire al Governo attraverso il voto popolare della diplomazia e della democrazia, ma attraverso il fatto ed hanno iniziato un cambiamento al Parlamento Europeo chiedendo che gli Stati Uniti intervengano con una guerra in Venezuela.

Noi abbiamo quasi 950 mila km quadrati del territorio nel quale solo un 2% di questo territorio, dove si trovano i sindaci dell’opposizione, stanno avvenendo queste manifestazioni prendendo i giovani ragazzi e bruciando coloro che sono diversi per il colore della pelle, chiamandoli chavisti, e che tutti i chavisti devono morire.

E così è iniziata una campagna a livello internazionale dove noi funzionari consolari di Stato siamo stati perseguitati, attaccati, anche di fronte ai nostri sedi consolari e alle ambasciate.

Noi oggi dopo 60 giorni di guerra iniziata da questo piccolo gruppo dell’opposizione, continuiamo a svolgere il nostro dovere, mentre loro continuano ad incitare a bruciare le persone in strada”.

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