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Tesori abbandonati, scatti di un’Italia che non c’è più

tesori abbandonati

Tesori Abbandonati. Si chiama così la pagina di un gruppo di ragazzi con la stessa passione: far rivivere in foto pezzi di storia che resistono ancora.

Tesori abbandonati. Vecchie dimore, chiese, villaggi turistici, ristoranti, fabbriche dismesse dell’Emilia Romagna si raccontano sulla pagina Facebook – Tesori Abbandonati. Ad aggiornarla un gruppo di anonimi appassionati, 4 romagnoli e 1 bolognese, e un seguito di 62.732 follower che non smettono di seguirli e commentare.

Sono le 18.00 del pomeriggio di un caldo giugno e Filippo (nome di fantasia) si concede ad una breve racconto mentre la sua auto è all’autolavaggio.

Siamo in Romagna da un lato e in Campania dall’altro capo del telefono.

Filippo come inizia questa passione per le strutture abbandonate?
Inizia per curiosità. Curiosità a cui si è unita la passione per la fotografia. Le nostre sono escursioni urbanistiche in luoghi e posti dimenticati come: chiese, discoteche, ville e industrie e tanto altro ancora.

Cosa raccontano questi luoghi da meritarsi i vostri scatti?
Raccontano storie e momenti che non esistono più. Raccontano lo spopolamento di alcuni luoghi come l’Appennino Emiliano, fatto di molti borghi abbandonati. Il nostro occhio si ferma là, in questi piccoli centri, ma anche in molte strutture industriali dismesse che raccontano una economia che non c’è più.

Uno fra tutti?
La prima struttura abbandonata che abbiamo visitato sono le Officine Meccaniche Reggiane, il classico esempio di luogo che aspetta un riconversione che fatica ad arrivare.

La storia delle Officine?
Le Officine Meccaniche Reggiane nascono come aziende siderurgiche a inizio Novecento. Durante il secondo conflitto mondiale vengono riconvertite in aziende belliche per la produzione di aeroplani. Poi un lento decadimento fino alla chiusura nel 2000.

Secondo te, perchè esistono tante strutture abbandonate?
I motivi sono tanti, uno su tutti quello economico, soprattutto per le aziende come per le discoteche, luogo di ritrovo di un ventennio fa, che raccontano il modo di divertirsi di quel periodo.

Il luogo che più ti ha colpito in questi anni di visite?
Un seminario abbandonato sull’Appennino Emiliano. Chiesa, sacrestia e seminario integri nel loro stato di abbandono. I libri, gli abiti della liturgia tutto fermo nel tempo e la luce dei rosoni, con quell’aria mistica, mi sono rimasti impressi. E poi ci sono le discoteche.

Le discoteche cosa hanno di così interessante?
Raccontano un’epoca che riscuote sempre successo nel nostro pubblico social. Ogni volta che visitiamo luoghi come questi in molti ci scrivono e ci raccontano i loro ricordi. A vederli chiusi e abbandonati piange il cuore.

Avete mai pensato di smettere? Non è proprio una attività di escursione classica quella che fate.

Assolutamente no, nel gruppo abbiamo delle regole di condotta quando ci muoviamo. E’ una esperienza che ci piace.

Raccontiamo i tesori del nostro paese abbandonati e dimenticati che stiamo per perdere in modo irrimediabile.

Intanto il lavaggio ha completato il suo lavoro e prima che Filippo ci lasci, abbiamo il tempo di un’ultima domanda.

L’oggetto più strano in cui vi siete imbattuti nelle vostre escursioni?
Diversi. Spesso troviamo oggetti di un tempo, scritte strane sui muri e mi è capitato spesso di trovare “riviste allegre”, in più posti. Spesso mi sono chiesto chi le porta visto che sono una presenza costante.

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