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Terremoto 20+20, dopo quaranta anni a Palomonte un libro per ricominciare

terremoto 20+20

Presentazione a Palomonte l’8 agosto per il libro Terremoto 20+20. A raccontarlo, Simone Valitutto, vicesindaco del comune.

Sisma dell’80, ovvero quello che 40 anni fa, scombussolò la Campania, cambiò il volto geografico e sociale delle province di Avellino e Salerno e delle tante comunità locali, come quella di Palomonte, vicina all’area del cratere, dove il sisma mostrò la sua mano forte di distruzione, paura e morte.

” Terremoto 20+20. Ricordare per ricostruire” prova a raccontarlo in modo diverso spaziando su più prospettive, riprovando a dare elementi da cui ripartire. Il libro a cura di Stefano Ventura ed edito da MIdA, sarà presentato sabato 8 agosto 2020, alle ore 18,30, a Palomonte.

Uno degli autori è Simone Valittutto, antropologo e amministratore locale.

Vicesindaco, perchè iniziare a ricordare il quarantennale del terremoto in pieno agosto, visto che la data dell’anniversario del sisma è a novembre?
Perchè ci saranno diverse iniziative a novembre e perchè volevamo concentrarci su come questo evento ha modificato le nostre comunità locali.

E’ ancora necessario parlarne? Sono passati 40 anni.
E’ necessario ricordare quello che è avvenuto per ricostruire. E non parlo delle case o dei palazzi, ma è una occasione per riflettere sulle conseguenze del terremoto, sulla ricostruzione delle nostre vite, irrimediabilmente cambiate. Anche la mia, nato dopo il sisma, ha subito dei cambiamenti ed è necessario conoscerli.

Il libro è un’opera a più mani.
Sono diversi i saggi che compongono questa ricerca – azione che approfondiscono temi che sembrano quasi lontano del tema terremoto, ma che spiegano bene cosa sia accaduto sul nostro territorio. Guardiamo alle implicazioni e alle conseguenze che il sisma ha portato con sé.

Sono utili tutte queste analisi?
Sono utili per comprendere da dove bisogna partire per ricostruire, non mi riferisco alle opere pubbliche o alle abitazioni, ma alle comunità, agli obiettivi comuni, al bene che è di tutti. Il terremoto dell’80’ è stato una grande lezione poco appresa se guardiamo gli altri avvenimenti di questo tipo verificatesi in Italia.

Un esempio pratico?
A Palomonte vicino al Castello Medievale, ci sono 10 abitazioni popolari donate sul post terremoto dalla Croce Rossa Svizzera. Lì abbiamo istallato nell’area antistante un’opera artistica dal titolo “dispositivi di visione”. Una istallazione posizionata sul belvedere che guarda al Golfo di Salerno e ai Monti Alburni. Grazie a un gioco di forme e specchi il panorama assume una visione diversa e nulla è come prima. Peccato che è stata vandalizzata. Ora abbiamo deciso di sistemarla nuovamente per dare di nuovo slancio ad un’area che non era di nessuno, ma ora è di nuovo di tutti.

Com’è essere amministratore di un piccolo paese?
Ci si confronta quotidianamente con la comunità, spesso criticati come per l’installazione di questa opera, ma noi amministratori dobbiamo guardare lontano se vogliamo veder crescere le nostre comunità.

A Palomonte come lo fate?
Stiamo puntando a realizzare uno solo polo scolastico nell’ex area prefabbricati, totalmente dismessi nel 2019. Stiamo avendo un dialogo serrato sia con il Ministero dell’Istruzione che del Sud, per una struttura eco-compatibile e che rispetti i principi della sicurezza. Il primo presidio nei comuni sono le scuole.

E i giovani?
Fino a qualche anno fa ero uno di quelli che diceva che dai paesi non bisogna andare via, ora invece penso possiamo andare ovunque e lavorare ovunque. Siamo risorse non solo per le nostre comunità, ma per il mondo, non dobbiamo chiuderci. Se uno vuole andare a Milano per realizzarsi, va bene. Lo stesso se decide da Milano di venire a Palomonte. L’importante è avere tutti le stesse opportunità e vivere in un posto felice.

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