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Strage di Nizza, il racconto di un giovane cavese: “Salvo grazie ad un pizza”

Siamo tornati sulla tragedia di Nizza, abbiamo raggiunto telefonicamente un cavese che ha vissuto direttamente quei momenti di terrore. Giunto da Cava de’ Tirreni per un matrimonio, Gennaro Di Martino, racconta in esclusiva a laRedazione.eu la sua tragica esperienza.

Nizza. “Il 14 luglio io e mio cugino decidiamo di andare a mangiare una pizza in un buon ristorante italiano”. Comincia così il racconto di Gennaro Di Martino, originario di Cava de’ Tirreni, giunto in Francia invitato al matrimonio dei parenti che vivono oltralpe. Una settimana di relax, tra le Alpi francesi, i formaggi e gli ottimi vini e magari per vivere appieno e per la prima volta, il 14 Luglio, data storica delle “pris de la Bastille” che, a Nizza, come in tante località francesi, si festeggia anche con i fuochi d’artificio. E così, Gennaro e suo cugino decidono di andare proprio a Nizza per una “pizza, per vedere i fuochi e, perchè no, conoscere un’amica”. “Arriviamo in Città intorno alle 22 – spiega Gennaro Di Martino, raggiunto in esclusiva da laRedazione.eu – ci sediamo al tavolo e ordiniamo le pizze”. Gennaro è tranquillo, mai poteva immaginare quello che da lì a qualche minuto sarebbe successo. “Le pizze, e forse questo ci ha salvati – racconta Gennaro – ci arrivano dopo 45 minuti tant’è che salta l’idea di vederci con il gruppo di amici e vedere i fuochi tutti insieme”. Saltato così l’appuntamento su la Promenade des Anglais decidiamo di vederci con il gruppo di amici direttamente in un locale”. Il giovane cavese ed il cugino dopo aver consumato la pizza, si dirigono direttamente verso il bar. In parallelo però, Gennaro ancora non lo sa, si sta compiendo la strage. Mohamed Lahouaiej Bouhlel ha cominciato la sua folle corsa, a zig zag, sulla Promenade, sta ammazzando e ferendo persone ad 80 Km/h. Una scena fuori ogni logica che induce chiunque a scappare e a fuggire. “Ad un certo punto, entriamo nel locale, pochi secondi cominciamo a notare un fiume che diventa sempre più grande, ma è fatto di persone che correvano all’impazzata, urla disumane e, in lontananza, dei colpi di pistola. Mi giro, noto anche delle persone che stavano abbandonando la propria macchina in strada per scappare – spiega Gennaro Di Martino – tutti che fuggivano da una minaccia, ma non capivamo quale. Ero impietrito, due secondi prima, dovevo conoscere l’amica di mio cugino, due secondi dopo, un fiume umano che stava trascinando con sè ogni cosa. In quel momento non sapevo del camion, percepivo che stava succedendo qualcosa, ma era tutto senza senso”. Gennaro, suo cugino francese e tante altre persone restano nel locale, al riparo: “Noi ci siamo barricati nel locale, col terrore che potesse entrare qualcuno, come avevo visto a Parigi, e spararci a brucia pelo. Siamo pertanto rimasti all’interno del bar. Con noi, ricordo due bambini che hanno cercato riparo. Notizie frammentarie ci arrivavano grazie a mio cugino che, col suo smartphone, mi traduceva quello che leggeva dai siti francesi”. Solo dopo 3 ore, usciamo in strada: ad attenderci dei taxi che gratuitamente ci portano lontano dal massacro. A questo punto, la voce di Gennaro è scossa, le sensazioni drammatiche riaffiorano alla memoria man mano che le racconta: “Quando ho visto quel fiume di persone correre e scappare da qualcosa o qualcuno e vedere il terrore negli occhi delle persone è stato qualcosa di indescrivibile. Ho percepito il terrore dagli occhi di quella gente, una sensazione orribile che non dimenticherò mai più”.

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