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Sarno. Sapori napoletani e lucani si incontrano al “Santa Rita”

Un viaggio alla scoperta dei piatti tipici della tradizione lucana e di quella napoletana: un tuffo tra i sapori di una volta, preparazioni ed ingredienti per comprenderne significati ed origini.

È questo il tema di un libro di ricette sui generis, quello firmato dal dottor Enrico Volpe (medico, specialista in malattie Nervose e Mentali, docente nella Facoltà di Medicina della Seconda Università di Napoli) presentato ieri sera nella cornice dell’Albergo per Anziani “Santa Rita” di Sarno. I Piatti Tipici Della Cucina Napoletana E Lucana è una vera e propria ricerca storiografica incentrata su due cucine diverse per tradizione e storia, seppure tra loro influenzanti, ma ben consapevoli delle proprie radici culturali con il recupero delle origini, della descrizione, della preparazione dei piatti tipici: le paste, le minestre, le carni, il pesce, le fritture, le verdure, i dolci.

Il lavoro dell’autore, originario di Marsiconuovo (Potenza) ma trapiantato a Napoli, parte proprio dal concetto di radici.

Le sue da un lato, consolidate in una tradizione culinaria fatta di piatti estremamente semplici e così tramandati nei secoli; dall’altro la cucina napoletana che – seppur contaminata dalle influenze spagnole e francesi – è riuscita a conservare una propria identità. Per sugellare queste sue due anime, Enrico Volpe, con la sua opera ha cercato di coniugare due culture attraverso le ritualità della cucina.

«Nella cucina ci vuole creatività, affetto – ci spiega Volpe – Se non si ama il cibo non lo si può nemmeno attuare o descrivere. Un buon piatto è un buon piatto se viene fatto con amore, altrimenti non lo si può costruire».

Presente all’incontro – organizzato dalla direttrice dell’Albergo per Anziani “Santa Rita”, Nilde Renzullo – anche il dottor Domenico Cassano (“chef” per passione e neurologo di professione) il quale, insieme al prof. Volpe, ha dipanato il filo conduttore che lega il cibo e le emozioni.
«Abbiamo due corpi, uno reale e l’altro immaginario – ci ha raccontato il dott. Cassano –. A volte attraverso il cibo nutriamo più il corpo immaginario che quello reale».

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