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Fase 2, come sono cambiate le nostre comunità? Intervista alla prof. Rossella Trapanese

rossella trapanese

La Fase2, il ritorno alla normalità e uno sguardo a quello che è accaduto nei nostri territori. Intervista alla prof.ssa Rossella Trapanese.

Sono cambiate le nostre comunità con l’arrivo del coronavirus?
Lo abbiamo chiesto alla professoressa Rossella Trapanese, docente degli insegnamenti di Politiche sociali e Innovazione e sostenibilità del welfare territoriale all’Università degli Studi di Salerno. La professoressa è direttrice del Master in Management del welfare territoriale, ma anche responsabile dell’Osservatorio delle Politiche Sociali, una fucina di attività, incontri e reti tra enti, associazioni e agenzie del territorio.

Professoressa come ci siamo comportati durante l’emergenza sanitaria Covid-19?
Benissimo.

Veramente prof.?
Certo, si è creato un moto spontaneo sia dei singoli cittadini, sia delle realtà associative presenti sul territorio. Si sono sviluppate delle reti di supporto importanti a livello solidaristico. Pensiamo al supporto tra vicini, all’impegno delle associazioni, all’attivazione di reti sui territori per aiutare chi ne aveva bisogno, oltre naturalmente all’ottimo lavoro delle istituzioni locali.

Non è mancato nulla?
C’è necessità di un coordinamento forte tra le singole realtà, ma questo è un lavoro che richiede tempo, i processi vanno coltivati con gli attori territoriali. Abbiamo comunque ampi margini di miglioramento.

Come Osservatorio politiche sociali avete sviluppato su Salerno una ricerca sul disagio e le povertà durante l’emergenza sanitaria. Perchè proprio in questa fase di emergenza avete deciso di fare ricerca?
Siamo stati invitati a collaborare dalla Parrocchia di Sant’Eustachio, attraverso Don Nello Senatore. I dati sono stati presentati lo scorso 22 giugno. I questionari sono stati raccolti dai volontari durante la consegna dei pacchi alimentari. Siamo solo all’inizio del lavoro di analisi.

La ricerca permette di comprendere le esigenze reali, definire nuovi obiettivi strategici e sviluppare dei cambiamenti nel tessuto sociale.

Risultati?
La ricerca ci ha permesso in questo caso di comprendere una serie di aspetti fino ad ora poco conosciuti. Abbiamo scoperto che nel quartiere c’è una forte povertà educativa, soprattutto nei primi anni di vita. Le famiglie con redditi bassi non portano i figli al nido, nonostante il servizio, per questa fascia, sia gratuito; mentre molti dei bambini che frequentano la scuola dell’infanzia, da esperienze territoriali analoghe, spesso lo fanno a singhiozzi. Bisogna continuare a indagare se anche in questi territori accade lo stesso.

E dov’è il problema?
Che partecipando tardi ai processi educativi e formativi viene negato a questi bambini una opportunità di crescita razionale, emotiva e relazionale, che si costruisce principalmente nei primi 3 anni di vita, che si porteranno dietro negli anni.

Eppure la città di Salerno registra un alto numero di nidi per l’infanzia, pari a quelli presenti in Emilia Romagna, ma non vedono la presenza di questi bambini, tagliati fuori dai propri parenti da questo percorso di crescita.

Bisogna comprendere che gli asili nido non sono solo un servizio di supporto alle mamme lavoratrici, ma soprattutto luogo di crescita armonica per i bambini.

Altri dati interessanti rilevati mostrano che in questi territori vivono nuclei familiari, composti da un numero ampio di persone, dai 6 ai 9 componenti, pari a circa il 40 % delle famiglie intervistate. Inoltre c’è una presenza di persone con disabilità pari al 20%.

Prof. ci ha cambiato questo virus?
Il coronavirus ha creato un prima e un dopo nelle nostre vite. Abbiamo bisogno di tempo per ridefinirci soprattutto nelle relazioni amicali come nel lavoro. Diamoci tempo.

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