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Rifugio Motola, riapre la casa forestale nel Parco del Cilento, Vallo di Diano e Alburni

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Il Rifugio Motola ha riaperto i battenti ad ottobre 2020. A gestirlo una cooperativa tutta al femminile che crede nel territorio

Quattro donne e un rifugio di montagna. E’ la storia della cooperativa ArcheoArte e del rifugio Motola. A raccontarci questa avventura di recupero e di piccola imprenditoria tutta al femminile, Marianna Iannone, socia della cooperativa.

Ciao Marianna, dove si trova il Rifugio Motola?
Si trova nel comune di Sacco, in provincia di Salerno, alle pendici del Monte Motola. Lo abbiamo ri-aperto come cooperativa Archeoarte a ottobre 2020.

Come nasce il rifugio?
Il rifugio è nato nel 1950 come caserma forestale. Nel 1970 è stato abbandonato per poi essere riqualificato nel 2000 dal Parco del Cilento e del Vallo di Diano e Alburni. Nel 2019 il Comune di Sacco ha emesso il bando di gestione della struttura ed eccoci qua. Prima di aprirlo abbiamo fatto una serie di lavori per renderlo agibile.

Ovvero?
I lavori hanno mirato a favorire l’ecosostenibilità della struttura. Abbiamo installato un impianto fotovoltaico, le acque piovane sono raccolte e vengono utilizzate per i bagni e la pulizia della struttura, mentre per l’acqua potabile abbiamo installato una cisterna.

Chi viene a visitarvi?
Il nostro rifugio è un punto accoglienza CAI. Ci troviamo lungo il sentiero Italia, il percorso di trekking più lungo d’Italia. Ci occupiamo di fare accoglienza e ospitalità agli escursionisti.

Quanto ci vuole per raggiungere la struttura?
Pochissimo 150 metri dalla provinciale. Da qui è possibile fare escursioni verso il Monte Motola (1700m) o il Monte Vivo ( 1500 m).

Quale è il panorama sul rifugio?
Sono due. Il primo è il Golfo di Salerno che degrada verso la Costiera Amalfitana, si resta stupiti della vicinanza del posto. Il secondo sono i boschi e il verde dove è ubicato il rifugio che incontra la pietra calcarea degli Alburni. Un paesaggio che ricorda le Dolomiti.

Perchè avete preso in gestione la struttura?
Siamo quattro donne ognuna con una sua professionalità. Io sono geologa, Lucia Cariello è archeologa, Maria Stefanile, storica dell’arte e Gaia Isoldi anche lei archeologa.

Il nostro sogno era lavorare nel nostro territorio, valorizzando le sue peculiarità.

E’ impegnativo?
Certo che lo è, ma è bellissimo vedere vivere il territorio e allo stesso tempo preservarlo, così come abbiamo fatto con il rifugio.

Cosa farete nel prossimo futuro?
Vogliamo aprire un asilo nel bosco per i bimbi dai 3 ai 6 anni. Quest’anno abbiamo lavorato con i centri estivi. Hanno lavorato con noi tantissime donne e speriamo di allargare i nostri servizi.

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