Europa e Mondo

Rifiuti radioattivi, Vuolo: “Il governo italiano si faccia da garante di sicurezza e trasparenza sul piano della Sogin”.

“La posta in gioco è alta. Parliamo di salute dei cittadini e di quella ambientale”

“L’Ue ci ha rimproverato come dei cattivi scolaretti qualche mese fa per non aver adempiuto a una direttiva che risaliva al 2011. Finalmente abbiamo un programma di gestione dei rifiuti radioattivi in fase preliminare, ma la posta in gioco è alta: si sta parlando della salute non solo degli italiani, ma anche di quella ambientale”.

Alla fine di ottobre la Commissione Europea ha inviato lettere di costituzione in mora all’Austria, alla Croazia e all’Italia per non aver adottato un programma nazionale per la gestione dei rifiuti radioattivi conforme ai requisiti previsti dalla direttiva sul combustibile nucleare esaurito e sui rifiuti radioattivi (direttiva 2011/70/Euratom del Consiglio). 

La direttiva impone agli Stati membri di elaborare e attuare programmi nazionali per la gestione di tutto il combustibile nucleare esaurito e di tutti i rifiuti radioattivi generati nel loro territorio, dalla produzione allo smaltimento, al fine di proteggere i lavoratori e la popolazione dai pericoli derivanti dalle radiazioni ionizzanti.

Gli Stati membri erano tenuti a recepire la direttiva entro il 23 agosto 2013 e a notificare per la prima volta alla Commissione i loro programmi nazionali entro il 23 agosto 2015. 

“La Sogin ha pubblicato la Carta Nazionale delle Aree Potenzialmente Idonee  – commenta l’europarlamentare ID/Lega Lucia Vuolo – ma si tratta di un progetto ancora in fase preliminare. Le aree individuate al momento sono 67, divise tra: Piemonte, Toscana, Lazio, Basilicata, Puglia, Sardegna e Sicilia. Adesso viene il bello – continua l’europarlamentare -. Il governo dovrà consultarsi con enti locali, associazioni di categoria, sindacati, università ed enti di ricerca. Entro quanto riusciranno a mettersi d’accordo su quali aree confermare o meno? Ma soprattutto, la posta in gioco è alta, perché si sta parlando della salute non solo degli italiani ma anche di quella ambientale”.

“Ai cittadini devono essere sempre garantite risposte certe in merito alla sicurezza e alla trasparenza della messa in opera del piano, in quanto – conclude l’europarlamentare campana – la Sogin non vanta un curriculum d’eccellenza. Nata nel 2001, costa agli italiani di sole spese di gestione circa 130 milioni l’anno, pagati in bolletta e finora ha speso, tutti prelevati sempre dalla bolletta elettrica, più di 4 miliardi di euro per completare solo il 30% dei lavori (che dovrebbero finire nel 2036)”.

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