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Quando chiudono la scuola e il nido. L’impegno delle famiglie durante la terza ondata covid

asilo nido

Chiuse scuole e nidi, in zona rossa gran parte dell’Italia. E i bambini che fine fanno? Le famiglie come si organizzano?

La scuola ha chiuso. Hanno chiuso anche gli asili nido e i servizi all’infanzia in gran parte dell’Italia. Sui social i genitori snocciolano le difficoltà nel quotidiano tra la gestione del lavoro, casa e infanti.

A raccontarci questa attività di equilibristi quattro famiglie. Quattro genitori. Uno spaccato della vita quotidiana ai tempi della terza ondata covid-19 tra servizi ridotti o chiuse e ospedali pieni.

Iniziamo con Luisa da Bologna. Luisa D’Urso, libera professionista, mamma di Isabella che da poco ha compiuto un anno. A Bologna le scuole e le strutture per l’infanzia hanno chiuso il 15 marzo.

Luisa, come ti sei organizzata con la chiusura del nido?
Isabella aveva iniziato il nido da qualche settimana poi si è ammalata ed è rimasta a casa. Intanto è scattata la zona rossa e abbiamo sopperito con una baby sitter che purtroppo è rimasta a casa in quarantena per un contatto con una positiva.

Il nido è pubblico?
No, è privato. Il costo mensile si aggira intorno ai 600 euro, tutta la giornata. Alcune mie amiche ed ex colleghe con questi costi si trovano a dover decidere se restare a casa o lavorare, per chi guadagna solo 800 euro al mese, in pratica vuol dire lavorare per il nido.

Riesci a conciliare il tutto?
Per fortuna il mio compagno riesce ad organizzarsi con i turni di notte e quindi ci alterniamo nella cura della bambina, ma è impegnativo per entrambi. Il nostro è un gioco di squadra.

E se a Bologna va così, a Trento dove abita Andrea Fernandes con moglie e due bimbi piccoli, Pietro e Filippo, le cose non vanno meglio. Dal 12 marzo in zona rossa e anche qui tutto chiuso.

Andrea, la situazione a Trento?
Nidi chiusi e bambini a casa. Io e mia moglie lavoriamo per mezza giornata, l’altra metà restiamo a casa a occuparci del bambini. Il più grande di due anni e mezzo, Pietro, frequentava il nido, mentre per il più piccolo di 8 mesi avevamo optato per la tagesmutter, una tata che accoglie a domicilio bambini piccoli. Anche lei ha chiuso e i bimbi sono entrambi a casa.

Com’è la gestione?
Difficile lavorare con due bambini per casa, a volte non si riesce nemmeno ad andare in bagno. Per fortuna la prossima settimana verrà in nostro aiuto la nonna. I bambini hanno bisogno di qualcuno che pensi a loro e loro stanno pagando le scelte sbagliate degli adulti.

In provincia di Bergamo c’è Francesco Salese, papà in smartworking dal 15 marzo, con al seguito due bambini di 6 e 2 anni.

Come si vive la gestione dei figli e il lavoro a casa?
Si vive abbastanza male e si lavora peggio. Io sono in modalità “agile” con la bambina di 6 anni in DAD e il bimbo di 2 anni a distruggere casa. La mamma è un’insegnante di primaria in didattica a distanza con i suoi alunni dall’aula scolastica vuota.

Cosa serve alle famiglie?
Ti dico quello che servirebbe alla mia famiglia e a tante famiglie al nord con due genitori che lavorano. Servirebbe la riapertura immediata dei nidi oppure dei congedi parentali straordinari seri, cioè come quelli del 2020. I congedi parentali attuali, per come sono stati fatti, non sono utili. Sono una misura punitiva per chi lavora da casa e deve badare ai figli.

L’anno scorso raccontammo insieme a te la situazione covid in provincia di Bergamo, qual è la situazione oggi?
Meno appariscente dell’anno scorso. Più gente in giro e meno sirene di ambulanze a squarciare il silenzio delle strade. La gestione delle prenotazioni per vaccinarsi è disastrosa, la Moratti non è migliore di Gallera e Bertolaso non è l’uomo della provvidenza.


E arriviamo alla nostra regione in Campania, con scuole e nidi chiusi dal primo marzo. A Eboli, a raccontarci lo stato dell’arte di genitori liberi professionisti c’è Filomena Vitale.

Filomena, come vi si siete organizzati con la chiusura delle scuole?
Come mamma di una bimba di quasi 4 anni, con asilo chiuso, io libero professionista così come il mio compagno, ritengo comunque di appartenere alla categoria delle privilegiate: quelle che hanno un familiare fidato a disposizione, 7 giorni su 7, 24 ore su 24, a costo zero. Senza l’aiuto familiare, sicuramente l’attività lavorativa, la mia e non solo la mia, ne avrebbe risentito tantissimo in assenza di ogni minima forma di tutela delle casse private.

Come si lavora con una figlia per casa?
Potendo approfittare di un sostegno familiare il minore dei mali è quello di lavorare con in sottofondo Masha,Bing, i 44gatti ecc; giocare a tirare i fogli dalla stampante, nascondersi in un’altra stanza per le telefonate.

Come si spiega ad un figlio che la scuola ha chiuso per la terza volta in un anno?
La frustrazione maggiore è non avere la giusta risposta alle domande “Mamma quando andiamo all’asilo?” “Apre presto l’asilo?” “Maestra Erika mi sta aspettando” e osservare impotente la noia crescente, i giocattoli che sono sempre gli stessi, anche se li tiriamo fuori tutti ogni giorno. La casa sembra diventare sempre più stretta.

Ne usciremo?
Penso sempre che domani è un altro giorno, uno in meno alla riapertura della scuola.

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