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Posto fisso, amore mio! I commenti della politica

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La notizia della rimodulazioni degli uffici amministrativi comunali e del conseguente piano assunzioni previsto dalla giunta Servalli ha scatenato la corsa in Città all’ancora tanto amato “posto fisso”, figuriamoci, poi, se per un Ente pubblico.
Di qui, la considerazione sull’alto tasso di disoccupazione giovanile in città.

Negli ultimi anni, infatti, i dati che descrivono l’andamento del mercato del lavoro sul territorio cittadino non sono certo rassicuranti, soprattutto quelli che riguardano i giovani cavesi, almeno in 7.000 oggi senza lavoro. Numeri a cui si sta cercando, a vario titolo e in vari modi. Dagli ultimi rilievi forniti dagli enti che si occupano di monitorare l’occupazione cittadina emerge, infatti, che la disoccupazione generale a Cava nel corso del 2017 si è attestata intorno al 22% con un tasso di disoccupazione femminile significativamente più alto rispetto a quello maschile.

Quel che è evidente è un’inversione di tendenza rispetto al decennio precedente in cui – già dagli anni 90 e almeno fino alla metà dei primi anni 2000 – si era registrato un calo della disoccupazione di almeno 10 punti percentuali in poco più di 15 anni. Ora, invece, la curva sembra stia riprendendo a salire e a pagarne le spese ci sarebbero soprattutto i giovani. La fascia d’età che va dai 25 ai 34 anni è quella più colpita con almeno il 53% di giovani inoccupati e in cerca di lavoro. Si tratta di non meno di 7000 giovani cavesi che ad oggi – al netto di quanti non sono impegnati o interessati nella ricerca di un lavoro – cercano di trovare un impiego, inviano quotidianamente curriculum, provano a fare colloqui e si accontentano di lavori di ripiego e spesso senza garanzie.

A commentare i dati legati alla disoccupazione in Città è stato Renato Aliberti, in qualità non solo di consigliere di minoranza tra le file di Fdi-An, ma soprattutto di imprenditore cavese.

«Ho più volte sollecitato l’amministrazione comunale a favorire l’imprenditoria locale e coinvolgere la manodopera cavese soprattutto nell’ambito dei lavori pubblici – ha spiegato Aliberti –. Basta creare liste di operatori locali a cui poter affidare in maniera diretta attività al di sotto di una determinata soglia economica, senza quindi bisogno dell’indizio di un apposito bando o gara d’appalto. Ma a quanto pare poco è stato fatto in tal senso. È normale poi trovarsi in una situazione del genere. Vero è che anche il contesto nazionale non è dei migliori: le attività commerciali sono sature, la manodopera è sempre meno richiesta perché soppiantata dalla macchine e anche le tasse per chi ha un’attività commerciale o imprenditoriale non aiutano».

Un provvedimento, quello proposto da Alberti, in parte già attuato anche sulla scorta di quanto era stato prospettato dall’associazione Civitas 2.0. Il comune si è dotato infatti di una short list di piccole e medie imprese locali (circa 46) che possono accedere in maniera diretta ad appalti al di sotto della soglia europea. «Questo vuol dire – hanno spiegato i vertici dell’associazione presieduta dall’avvocato Marco Senatore – dare lavoro ai cavesi con una evidente e salutare ricaduta per l’economia cittadina. Una ragione in più per impegnarsi maggiormente in azioni concrete a sostegno dell’economia e quindi dei cavesi».

Alla luce dei dati sulla disoccupazione giovanile in città, intanto, a Palazzo di Città ci si sta muovendo per avere una misura più precisa del fenomeno e capire quali possano essere le soluzioni.

«Sono dati sicuramente preoccupanti – ha commentato il primo cittadino Vincenzo Servalli –, che riflettono indubbiamente quelli riportati a livello nazionale. Per questo motivo ho chiesto che vengano fatti dovuti accertamenti anche con quanto rilevato dall’ufficio collocamento per avere un’idea chiara che possa permetterci di agire per arginare la situazione».

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