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Passi carrabili: a Cava è guerra ai divieti di sosta “fai da te”

passo carrabile

Controlli a tappeto sui finti passi carrabili e riscossione delle imposte sulla pubblicità non corrisposte. È partita ufficialmente l’azione di recupero da parte dell’amministrazione per rientrare in una serie di somme – stimate approssimativamente intorno agli 800 mila euro – che riguardano la presenza sul territorio di divieti di sosta affissi ma non registrati e diritti di affissione mancati.

CAVA DE’ TIRRENI. «È la prima volta che viene messa in campo una operazione del genere – ha fatto sapere il consigliere comunale, Francesco Manzo, promotore dell’iniziativa –. Così come per il patrimonio, anche in questo settore vogliamo mettere ordine».

La “task force” si è resa necessaria alla luce dell’ingente discrepanza tra i dati sui passi carrabili autorizzati a disposizione del Comune e i segnali di divieto di sosta effettivamente presenti sul territorio cittadino. Una situazione di cui molti cittadini si erano già accorti segnalando a più riprese i passi carrabili non autorizzati agli uffici comunali.

Stando alla banca dati dell’Aipa – l’Agenzia Italiana per Pubbliche Amministrazioni specializzata in servizi di accertamento – il numero dei passi carrabili censiti e regolarmente autorizzati a Cava de’ Tirreni ammonta ufficialmente 989. Pochi per un territorio così esteso e sul quale se ne possono contare almeno 3000 unità. Quindi, sulla base di un canone medio annuale di 40 euro, il Comune dovrebbe incassare almeno 120 mila euro. Invece – come attestato dalla banca dati Aipa – sui 989 passi carrabili le entrate ad oggi sono di 53 mila euro circa, il che significa un passivo che va da un minimo di 80 mila a un massimo di 100 mila euro.

Almeno un passo carrabile su tre è “fai da te”

Per quanto riguarda pubblicità e diritti d’affissione, la banca dati Aipa è aggiornata alle concessioni rilasciate di recentemente: ad oggi complessivamente per le imposte pubblicitarie si raggiungono almeno 1 milione e 100 euro di accertamenti. Tuttavia il riscosso nell’immediato, anche qui, è solo di un terzo (365 mila euro circa); il che significa che per recuperare la cifra restante (735 mila euro) il Comune deve ricorrere ogni volta a un’azione coattiva.

Più difficile risulta, infine, stare dietro alla conta dei totem luminosi e delle insegne dei negozi considerata la velocità con cui aprono e chiudono nuove attività commerciali nel giro di poche settimane.

Con i passi carrabili “fai da te” senza regolare autorizzazione da un lato (che una volta accertati dovrebbero rimpinguare le casse di Palazzo di Città di almeno 80 mila euro), e i ritardi nei pagamenti dell’imposta sulla pubblicità (oltre 700 mila euro) il deficit calcolato è di gran lunga superiore a 800 mila euro all’anno.

 

 

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