Europa

Il Parlamento chiede maggiori tutele sulle importazioni di forniture ferroviare “made in china”

Closeup stack of railway metal

In una risoluzione approvata giovedì, i deputati hanno dichiarato che l’aumento delle importazioni di forniture ferroviarie (come motori o segnali ferroviari) a basso costo e provenienti da Paesi extra-UE quali la Cina sta minando le condizioni di competitività dei fornitori europei. Il Parlamento ha chiesto alla Commissione una strategia commerciale coerente, che garantisca il rispetto del principio di reciprocità, in particolare in relazione a Giappone, Cina e Stati Uniti.

“Tali pratiche possono costituire una forma di concorrenza sleale che mette a rischio posti di lavoro in Europa”, si afferma nel testo della risoluzione, che è stata approvata per alzata di mano. I deputati hanno anche richiesto che i futuri accordi commerciali e le revisioni degli accordi commerciali esistenti includano disposizioni specifiche che migliorino in modo significativo l’accesso al mercato per l’industria di fornitura ferroviaria (IFF) europea, specialmente per quanto riguarda gli appalti pubblici. Nel corso del dibattito di martedì sera con il Consiglio, i deputati hanno dichiarato che l’UE ha bisogno di modernizzare i propri strumenti di difesa commerciale il prima possibile. Hanno inoltre reagito duramente ad una dichiarazione della Presidenza olandese del Consiglio, secondo cui i negoziati tra gli Stati membri sulla proposta di riforma, sostenuta e modificata dal Parlamento nel 2014 sono “ancora al loro stadio preliminare”, con i Paesi UE “divisi su alcuni aspetti”. I deputati hanno accusato il Consiglio di essere “irresponsabile e negligente” e hanno esortato a fornire, senza ulteriori indugi, una nuova normativa che consenta all’UE di rispondere in maniera più rapida ed efficace alle importazioni di merci oggetto di dumping e sovvenzioni, in considerazione del possibile cambiamento, da dicembre 2016, della gestione della legge UE antidumping per la Cina e dei “costi umani” enormi per i lavoratori dell’UE dovuti all’attuale crisi del settore siderurgico.

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