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Papa Charlie, un anno di volontariato inseguendo la pandemia

I volontari della Papa Charlie raccontano con un report l’impegno per la pandemia e non solo nel comune di Pagani.

Volontari, mezzi, pacchi, mascherine. E’ stato un anno impegnativo per l’associazione di volontariato Papa Charlie che ha impresso in un report le attività svolte. Numeri e cifre che raccontano l’impegno per il comune di Pagani e per tutti i suoi abitanti. Nessuno escluso. A raccontarci l’attività il presidente Michele Pepe.

Presidente, ci fa un resoconto sull’attività svolta nel 2020?
Un anno difficile. Abbiamo lavorato tanto per tutta la comunità.

Cosa avete fatto in particolare?
Molto del nostro impegno è stato diretto alla consegna di derrate alimentari. I prodotti alimentari dal banco alimentare arrivavano in sede associativa per poi smistarli ad associazioni e parrocchie del comune di Pagani. A coordinare il tutto il Consorzio Agro solidale.

Quanti pacchi?
250 pacchi al mese con Agro Solidale. Come Papa Charlie abbiamo ricevuto 3612 euro che abbiamo speso per l’acquisto di 200 pacchi alimentari a cui si aggiungono altri 325 preparati con le donazioni di beni di cittadini ed imprese.

Il primo lockdown ha visto una impennata di richieste alimentari a cui anche noi abbiamo provato a rispondere.

Nella nostra associazione sono pervenute le richieste più disparate, alcune anche da comuni limitrofi. Un giorno ci è arrivata la richiesta di un aiuto alimentare da Castellamare di Stabia. Anche lì è arrivato il pacco. Come Papa Charlie abbiamo sostenuto costantemente 25 famiglie con neonati con l’acquisto di prodotti alimentari come il latte in polvere e pannolini.

Insieme ad altre realtà associative sul territorio abbiamo preparato volantini in più lingue per informare le varie comunità di migranti presenti sul nostro territorio. Oltre ad informarli li invitavamo a farsi avanti per eventuali necessità, proprio per non abbandonare nessuno in un periodo così difficile.

E sono venuti?
Certo, un poco alla volta alcune comunità sono venute in sede per segnalare le loro difficoltà. Dalla ricezione del pacco alimentare fino al materiale didattico per i bambini. Per gli studenti delle nostre scuole invece abbiamo consegnato pc e tablet per la didattica a distanza.

Il vostro comune per alcuni mesi ha avuto la presenza dei commissari prefettizi. Com’è stato affrontare la pandemia senza sindaco?

Non semplice. In modo particolare abbiamo avuto proprio con l’inizio della quarantena un vuoto amministrativo tra le dimissioni del sindaco facente funzione e l’arrivo dei commissari. Siamo diventati un punto di riferimento per tutta la comunità. Con l’arrivo del sindaco Lello De Prisco finalmente anche noi abbiamo un interlocutore con cui confrontarci.

Come sono stati questi mesi?
Impegnativi. L’aver già svolto attività di emergenza ci ha permesso di riuscire ad organizzarci al meglio. Qualche anno fa per l’emergenza SARS sviluppammo un piano di attività per affrontare questa malattia. Comprammo mascherine, disinfettanti, guanti che abbiamo utilizzato in questo ultimo anno. Programmare serve a farsi trovare pronti. Se a livello centrale fosse state dato più peso al sistema della protezione civile la situazione poteva essere affrontata diversamente.

E sul fronte degli incendi nel periodo estivo?
Sono stati pochissimi. Il potersi muovere poco ha contribuito quest’anno a salvare il nostro territorio.

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