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Omicidio Nunzia Maiorano, Gianni: “Un processo assurdo. Il dolore non svanisce”

“Chiedere di comprendere il suo assassino è inaccettabile. Offende Nunzia e tutte le donne”

Cava de’ Tirreni. È stato riconosciuto colpevole anche in secondo grado, per omicidio volontario, Salvatore Siani, e condannato in appello a 30 anni di carcere per l’omicidio della moglie Nunzia Maiorano.

“La sentenza, 30 anni di carcere non ci restituisce Nunzia, ma serve a dare un senso di giustizia per mia sorella e per tante donne che devono trovare il coraggio di denunciare”. Le parole di Gianni Maiorano, uno dei fratelli di Nunzia ci restituiscono il dolore della famiglia.

“Il rito abbreviato – ci spiega- ci ha tolto la possibilità di raccontare la nostra versione con serenità, di raccontare come era costretta a vivere Nunzia, la paura che aveva del marito. Oggi, come in questi anni, sentiamo il bisogno di parlare di lei, di tenere viva la sua memoria, affinchè serva da monito per tante altre donne che subiscono violenza dai mariti e non hanno il coraggio di denunciare”.

“Un essere umano che uccide una donna come lui ha ucciso mia sorella non può essere definito uomo – ci racconta Gianni – Sentire gli avvocati che difendono Salvatore che chiedono di “comprenderlo” è inaccettabile”.

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