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Omicidio Maiorano: «No allo sconto di pena per Siani. Giustizia per mia sorella!»

udienza rinviata

È prevista per oggi, presso la Corte di Assise di Appello di Salerno a carico del marito

Oggi l’udienza per il secondo grado di giudizio nel processo a carico di Salvatore Siani, l’uomo che – nel gennaio del 2018 – assassinò brutalmente la moglie Nunzia Maiorano, infliggendole 47 coltellate.

I legali della difesa hanno impugnato la sentenza di primo grado che prevede una reclusione dei 30 anni e, con tutta probabilità, chiederanno una riduzione della pena. La famiglia della vittima, però, si è detta contraria e sconvolta dal fatto che una tale richiesta possa essere accolta. A parlare, in particolare, è il fratello di Nunzia, Gianni Maiorano, che sin dall’omicidio della sorella è in prima linea affinché venga fatta giustizia.

«Solo l’idea di una riduzione della pena ci spaventa – ha dichiarato Gianni Maiorano – e sconvolgerebbe di nuovo la nostra famiglia. Sarebbe un’ingiustizia nei confronti dei figli di Nunzia e soprattutto della sua memoria e di tutte quello donne che hanno perso la vita barbaramente ammazzate. Come si può immaginare una riduzione di pena per un uomo che ha inflitto 47 coltellate alla maglie, alla presenza del figlio più piccolo e della suocera? Parliamo di una persona che è sempre stato assente nel suo ruolo di padre e di marito».

“Inaccettabile non venga presa in considerazione l’aggravante della premeditazione”

Ma quel che contesta la famiglia di Nunzia non è solo la possibile riduzione della pena, ma soprattutto le motivazioni addotte dai legali difensori di Salvatore Siani e il fatto che già nella sentenza di primo grado non venga presa in considerazione l’aggravante della premeditazione.

«Aveva accompagnato la figlia a scuola – continua Gianni Maiorano –, aveva un coltello in macchina e con quello stesso avrebbe “punito” sua moglie, così come ha dichiarato lui. Se non è premeditazione questa? Ma quello che ci sconvolge di più sono le motivazioni che hanno dato gli avvocati nell’appellarsi alla sentenza: parla di un uomo che debba essere giudicato perchè “forse anche umiliato”. Siamo tornati al delitto d’onore? Umiliato lui che ha tradito diverse volte mia sorella? Ne eravamo a conoscenza, ma mia sorella non è mai riuscita a lasciarlo. Gli avvocati chiedono che Salvatore venga “non giustificato ma compreso”. È inaccettabile che ora si adducano tali motivazioni, come può essere compreso un gesto così brutale? Noi continueremo a batterci affinché venga fatta giustizia per mia sorella Nunzia».

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