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Non solo Sanpa, come si vivono e si affrontano le dipendenze oggi

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Le dipendenze dopo Sanpa. Ne parliamo con chi ogni giorno aiuta ed è al fianco di chi affronta una dipendenza

Le dipendenze. Il pensiero va subito alle sostanze stupefacenti.

A quell’elenco di droghe che menzionavamo nei temi scolastici, per chi come me ha frequentato le scuole dell’obbligo negli anni ’80 e ’90, quando San Patrignano era la struttura considerata di eccellenza nel recupero dei tossicodipendenti.

Ma ora le dipendenze quali sono? Come si vivono? Si superano?

Ne parliamo con due addette ai lavori: Antonia Ventola, assistente sociale e Margherita Cotogno, psicologa e psicoterapeuta. Entrambe operatrici della Comunità Punto Giovani di Serino.

Innanzitutto avete visto Sanpa, che idea vi siete fatte?
Antonia: L’ho visto, è un documentario incentrato su quello che accadeva all’epoca, inizi anni ’80, nel boom dell’uso di sostanze.

Non è più così?
Margherita: No, non lo è più. Diciamo che oggi c’è una maggiore incidenza tra i giovani nell’uso delle droghe sintetiche e non solo; assistiamo anche ad una diffusione della dipendenza da gioco d’azzardo.

Si gioca parecchio?
Margherita: Si gioca e si perde tutto. Nella gran parte dei casi, dopo i beni materiali si rischia di perdere famiglia e affetti.

Secondo la vostra esperienza, cosa fa scattare quel primo richiamo?
Antonia: I motivi possono essere i più disparati, ma il comune denominatore è il mal di vivere. In comunità si trova lo spazio per comprendere che solo conoscendosi e riprendendo a stimarsi si può scoprire il piacere di vivere.

Quando si arriva in comunità?
Margherita: Si arriva in comunità per provare ad interrompere questo vortice. La dipendenza è solo la punta dell’icerberg del problema, in comunità si lavora per arrivare alla radice. Si lavora sui nodi da sciogliere nelle singole vite.

Come si vive in comunità?
Antonia: La nostra è una comunità diurna, nella quale il lavoro quotidiano è doppio, sia manuale che psicologico. E’ una palestra quotidiana dove si lavora sulle relazioni ed emozioni.

Una SANPA nostrana quindi?
Margherita: Non è possibile fare paragoni, almeno da quanto emerge nel documentario. Il nostro approccio è sicuramente diverso, al centro ci sono gli individui, sempre affiancati dalle loro famiglie.

Si guarisce dalla dipedenza, sincere?
Margherita: Certo che si guarisce, ma solo nel momento in cui di diventa consapevoli dei propri limiti, paure e in generale delle proprie emozioni. Il percorso terapeutico è sicuramente un lavoro duro, come una montagna da scalare, ma se fatta in cordata, la scalata è meno faticosa.

Come si arriva in comunità?
Antonia: I nostri utenti ci vengono segnalati dal Ser.D Servizio Dipendenze presente in ogni Asl, noi facciamo riferimento a quello di Avellino e dal servizio sociale territoriale. Prima si chiamava Sert ricordi?

Certo che lo ricordo. Come avete fatto durante la pandemia a lavorare?
Antonia: Abbiamo lavorato da remoto. Siamo stati vicini agli utenti e alle loro famiglie, quotidianamente, grazie ad internet. Speriamo di ritornare quanto prima alla normalità.

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