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L’Italia dei dissesti, 556 i Comuni deficitari, quasi tutti al sud. Altri 325 gli enti a rischio.

Italia divisa in due: dei 556 Comuni in dissesto ( 7% del totale nazionale),  ben oltre il 70% si trova nel Meridione. In Campania si registrano criticità in 63 amministrazioni (10 deficitarie, 20 in pre-dissesto e 33 in dissesto), collocandosi al terzo posto dopo la Sicilia e la Calabria sul podio delle regioni che ne vantano il maggior numero.

Questi i dati diffusi dalla Fondazione Nazionale dei Commercialisti che ha pubblicato un documento sullo stato di crisi degli enti locali nato da un lavoro di ricerca basato su una complessiva ricognizione dei dati statistici riferiti alle diverse situazioni indicative di crisi finanziaria: condizione di deficitarietá strutturale, pre-dissesto e dissesto. Un’analisi che ha interessato un arco temporale dal 1989, data di entrata in vigore della normativa sul dissesto, all’anno scorso.

I dati della ricerca, elaborati in base alle rilevazioni più recenti ottenute da varie fonti (Ministero dell’Interno, Corte dei Conti, Istituto per la Finanza e l’Economia locale), indicano una ripresa, negli ultimi anni dei fenomeni di crisi finanziaria, evidenziata in primo luogo dalla dinamica dei dissesti aumentati progressivamente dal 2000 ad oggi, con un picco di 24 nel 2014 e di 17 l’anno scorso.

Un quadro preoccupante che vede annoverare tra gli enti dissestati anche capoluoghi di provincia quali Caserta, Benevento, Potenza, Vibo Valentia e altre note città.

Numerose le procedure ancora aperte: ben 325 le amministrazioni a rischio, di cui 67 deficitarie, 151 in pre-dissesto e 107 in dissesto.

Fenomeni che appaiono particolarmente concentrati nelle regioni del mezzogiorno e fra gli enti locali di piccole dimensioni, fino a rappresentare in alcune aree una condizione quasi endemica.

Infatti il 60% degli enti che si trovano in situazioni di deficitarieta’ é concentrato nelle classi demografiche con popolazione inferiore a 5000 abitanti, dunque enti di piccole dimensioni di cui il 40% vede amministrazioni con popolazione fino a 2000 abitanti. Il restante 40%  é concentrato nelle classi demografiche tra i 5000 e i 60.000 abitanti.

Per superare le criticità in atto è necessario far emergere in modo tempestivo le situazioni di squilibrio – spiega Massimo Miani, Presidente Fondazione Nazionale dei Commercialisti – introducendo pochi e semplici parametri che attestino la reale situazione economica delle amministrazioni. Inoltre bisogna  rafforzare il monitoraggio dei  comuni con meno di 15.000 abitanti  che,  secondo quanto emerso dal nostro studio,  sono quelli più a rischio”.

Il dettaglio in Campania.

Montoro Inferiore (ora Montoro), Pratella, Forio, Liveri, Procida, Quarto, Calvanico e Pagani. Questi gli enti che, stando al rapporto della Fondazione, hanno dovuto affrontare una grave crisi finanziaria attivando le procedure adeguate a ristabilire un quadro economico – finanziario di riequilibrio. Da nord a sud della nostra Penisola, i Comuni che hanno oggettive difficoltà a gestire i conti sono quelli che possono contare su un basso numero di abitanti. Il 37% dei deficit arriva proprio dagli enti con meno di 2000 abitanti.

Nel rapporto “Lo stato di crisi negli enti locali 2017” si evidenziano poi gli altri Enti, italiani e quindi campani, che dal 2012 ad oggi hanno iniziato procedure di predissesto o dissesto finanziario. In situazioni di predissesto la difficoltà si allargano dai Comuni con meno di 2000 abitanti a 60’000. Il 37% che abbiamo riscontrato nel precedente caso di allarga così agli enti di prossimità fino a 60mila abitanti. Il dissesto invece ha riguardato, dal 2012 ad oggi, ben 33 Comuni campani che insieme compongono il 31% del sistema comunale italiano.

Un triste record che racconta di un territorio che avrebbe necessità di un maggiori e certosini controlli.

Se pensiamo che oltre 3 milioni e mezzo di cittadini risiedono in Campania i dati non tornano. Disoccupazione, desertificazione demografica, fenomeni migratori, evasione fiscale. Questi potrebbero essere gli aspetti dei dissesti e predissesti dei Comuni della Campania che, con gli inesistenti trasferimenti di risorse da Roma, non possono che affidarsi ad un popolo sempre più povero.

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