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Si diventa famosi perchè si è bravi. La musica secondo Lorenzo Maffia

Lorenzo Maffia. Pianista e tastierista. Il racconto della sua passione: la musica. Quaranta anni in compagnia dei tasti bianchi e neri

Lorenzo Maffia. Classe 1966, salernitano di nascita, musicista per mestiere, ma soprattutto per passione.

Un amore, il suo, per le note sbocciato in tenera età, alla richiesta di una chitarra con corde di cotone, al posto di un pallone, presso la bancarella di Don Nicola a Torrione.

Ne ha fatta di strada da quella chitarra, prima con lo studio, poi con il lavoro e la gavetta vissuta sempre come una esperienza di crescita e di vita.

Per Maffia gli anni, lo studio e l’impegno di questi quarantanni non sembrano assolutamente un sacrificio, ma una opportunità che lo ha portato a suonare con Michele Zarrillo, Gianni Morandi, Riccardo Cocciante, Laura Pausini fino a diventare il pianista della band di Gigi D’Alessio.

Non manca nessuno dei big della musica italiana nel suo elenco di nomi. Un album di esperienze che snocciola come una lista della spesa mentre chi lo ascolta resta sorpreso e divertito, pensando alle tante collaborazioni e al suo ruolo di docente di tastiere nel Dipartimento Pop presso il Conservatorio statale di Musica “Nicola Sala” di Benevento.

Lorenzo Maffia non si è fatto mancare nulla nella sua carriera, vivendola a 360°: diploma in conservatorio in pianoforte, musicista, docente, arrangiatore e produttore.

Quando hai iniziato a suonare?

Nel 1971 papà Guido fece arrivare a casa un pianoforte, dopo una mia performance con la chitarra in corde di cotone con la canzone: “Fatti mandare dalla mamma” di Morandi.

Un azzardo quello di tuo padre, anche a carattere economico, per quell’epoca o sbaglio?

Papà aveva intravisto la mia passione e ci ha investito. Anche lui era una appassionato di musica, ma per lavoro aveva dovuto rinunciare. Ricordo i viaggi trascorsi in auto con l’autoradio mentre ascoltavamo i brani dell’epoca. Da lui ho imparato ad ascoltare ed apprezzare ogni tipo di musica dal pop al rock.

E poi?
Poi gli studi e il Conservatorio a Salerno. Papà avrebbe voluto che diventassi pianista di musica classica, ma dopo il diploma iniziai a suonare in una band, come secondo tastierista. All’epoca del ’91 ci chiamò per un provino Rolando D’Angeli, fondatore della Music Show international. Qualche giorno dopo, con una telefonata, diventammo la band di Michele Zarrillo e da lì la prima tournée estiva. Ovviamente feci tutto di nascosto dai miei genitori.

La prima tournée?
Sono salito sulle tavole di ponte, un modo di dire tra musicisti, il 23 aprile 1991 a Vieste. Fu la mia prima uscita, poi non ho più smesso.

Le emozioni che si provano ad essere dall’altro lato del palco con un pubblico che vi aspetta?
Sono emozioni contrastanti. Provi un grandissimo affetto per chi è là per ascoltarti, sono il motore della tua passione e del tuo lavoro. Sono loro che ci fanno vivere un’esperienza di vita musicale straordinaria, come la mia, con 28 anni di tournée alle spalle.

Lorenzo cos’è la musica per un musicista?
E’ un bisogno, una necessità. E il modo in cui vediamo la vita, è un amplificatore delle nostre emozioni ed esperienze ed è così da millenni.

E’ cambiata la musica in questi anni?
Certo è cambiata tanto. Suoni e ispirazioni camminano con i suoni del mondo dove viviamo.

Negli ultimi anni per arrivare al grade pubblico è necessario passare per i reality, cosa ne pensi?
Bisogna fare attenzione. Diventare famosi non è così difficile e non vuol dire essere bravo. L’arte si fa notare, comunica, ti fa venire la pelle d’oca. Nei reality vinci una gara contro migliaia di persone in un tempo definito, ma non basta. E’ necessario essere preparati ed avere talento.

Un consiglio a chi vuole fare questo lavoro?
Si diventa famosi perchè si è bravi e poi ci vuole una buona dose di fortuna.

Una carriera musicale che ti ha portato anche nel piccolo schermo.
Nel 2013 ho lavorato a “The Voice” come pianista capo band, a seguire “Ti lascio una canzone” come tastierista e arrangiatore e ad entrambe le edizioni di “Ora o mai più” sempre con lo stesso ruolo. Sono particolarmente legato allo spettacolo “Non perdiamoci di vista” realizzato con Paola Cortellesi dove ho rivestito il ruolo di direttore musicale. Una esperienza completa a livello professionale. Seguono poi il ruolo di direttore musicale nel musical di Maurizio Casagrande e ora come pianista con Gigi D’Alessio.

Sì, ma con chi vorresti suonare in futuro?
Con l’artista migliore che mi aspetta in quel momento.

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