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Intervista Ottavio Lucarelli su “Le Cronache”

Napoli. Ho incontrato Ottavio Lucarelli, presidente dell‘Ordine dei Giornalisti della Regione Campania: nell’intervista video il suo commento circa il titolo in prima pagina di mercoledì 20 luglio di “Le Cronache”. Di seguito un piccolo riassunto, commentato, dei fatti.

La prima pagina di “le Cronache”, 20 luglio 2016

prima pagina da le cronache del 20 luglio 2016Impossibile riscrivere il titolo comparso sulla pagina del quotidiano, per questo scelgo di mostrare l’immagine.

Social: è subito polemica

Inutile dire che sin dalle prime ore del mattino la polemica, grazie ai social network, è di ampia diffusione. Ma non solo commenti infiniti nelle bacheche: molte associazioni, giornalisti ed istituzioni non hanno perso tempo a presentare istanze all’Ordine dei Giornalisti. Il direttore però, non incassa e risponde così alle infinite lamentele, lasciando di stucco anche i più distratti:

la rispodsta di tommaso d'angelo agli indignati per il suo titolo

Diffamazione a mezzo stampa?

Dal non avere le stesse opinioni su un comportamento giornalistico, che può essere condivisibile o meno (e comunque ricordo a tutti i colleghi che esistono diverse carte deontologiche cui far riferimento), al sostenere che la diversità di opinione renda amici degli stupratori, c’è di mezzo un oceano mare. Soprattutto se l’affermazione proviene da un giornalista direttore di testata. Testata che ha come obiettivo l’informazione. Così l’avvocato Giuseppe Zarrella dello studio Zei, prendendo spunto dalla querela del Comitato Provinciale  “Arcigay Salerno – Marcella Di Folco”, scrive una nota per chiarire un po’ le idee ai lettori circa il reato di diffamazione a mezzo stampa. Sarà poi il consiglio disciplinare dell’ordine a cercare di fare luce sulla spinosa vicenda.

Un’occasione persa

Un vecchio adagio vuole che a volte si perde una buona occasione per rimanere in silenzio, ma il direttore continua il dibattito, il giorno dopo, con un nuovo titolo:

prima pagina del quotidiano le cronache di tommaso d'angelo

Anche questo titolo risulta fuori luogo, in primis perché non è veritiero: il direttore ha per caso chiesto a tutti gli ‘indignati’ (me compresa) se l’indignazione fosse solo ed esclusivamente relativa al titolo e non, come lui sostiene, per le violenze? Mi piacerebbe ricordare a chi lo avesse dimenticato, o far presente a chi non la conoscesse, la sentenza della Corte di Cassazione del 18/10/1984 (n. 5259). Senza entrare nei tecnicismi e parafrasando da Wikipedia, si può leggere che quest’ultima (detta anche “sentenza-decalogo”) afferma che l’esercizio della libertà di diffondere alla collettività notizie e commenti è legittimo (…) se concorre, tra le altre, la condizione che la notizia pubblicata sia vera (“verità del fatto esposto”). Ora non mi dilungherei sulle tavole tautologiche per stabilire la verità/falsità di un enunciato, ma fidatevi: se almeno per una persona quell’enunciato non è vero, allora risulta invalidato.

Informazione di qualità

Ad ogni modo, è inutile fare sensazionalismo per cercare di vendere qualche copia in più, per un giorno solo, poi.  Come sostiene nell’intervista il presidente Ottavio Lucarelli, quello che serve per vendere i giornali è fare informazione di qualità, confermando così la stima nell’intelligenza dei propri lettori e contribuendo ad innalzare il livello culturale della popolazione di riferimento. Le parole fanno cultura, i discorsi creano legami, le persone vivono grazie alle relazioni. In questo momento, mi piace ricordare le parole di un direttore di testata nazionale che stimo molto, a proposito della sua soluzione per sconfiggere la crisi dell’editoria che sembrerebbe attanagliare l’Italia e non solo negli ultimi tempi:

(Per vendere copie bisogna, ndr) scommettere sulla storia e sulla credibilità delle testate, puntare sulla qualità dei contenuti, raccontare storie, scriverle bene, coltivare talenti, analizzare gli eventi, stupire e far circolare nuove idee utili e divertenti per i lettori (Christian Rocca per IL, giugno 2016)

 

 

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