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Inno di Mameli: storia di un “precario”

Inno di Mameli

L’Italia, Repubblica fondata sul precario e simbolo ne diventa l’attesa lunga 71 anni per il riconoscimento dell’Inno di Mameli quale Inno ufficiale della Repubblica.

Precario dal 12 ottobre ‘46, quando il Consiglio dei ministri – allora guidato da Alcide De Gasperi – stabilì che fosse adottato come inno nazionale per la cerimonia del giuramento delle Forze Armate del 4 novembre successivo.

Un provvisorio che dura da 71 anni, metafora dell’eterna inconcludenza, o forse, peggio, del “procrastinare” senza mai prendere posizione.
Amato e odiato in questi 71 anni; imparato con sforzo o sillabato a stento durante le cerimonie ufficiali da mano sul cuore.

L’inno, scritto dal giovanissimo poeta soldato Goffredo Mameli il 10 settembre del 1847, e musicato il 10 novembre, a Torino, dal maestro genovese Michele Novaro e che voleva simboleggiare la rinata fraternità nazionale italiana, negli anni ha dovuto difendersi da varie e bizzarre alternative. Da “Azzurro” di Adriano Celentano a “L’italiano” di Toto Cutugno, passando per “O sole mio” e il coro del “Nabucco”.

Un implicito riconoscimento glielo attribuì l’approvazione della legge 222 del 2012, che ne prevedeva l’insegnamento nelle scuole e tuttavia non è mai riuscito a scrollarsi di dosso la definizione di brutto o incomprensibile.

Costretto a difendersi perché mai citato nella Carta Costituzionale che triste destino.

Ma la lunga attesa sembra essere finita. O almeno si spera, perché a dire il vero altre tre legislature hanno provato a dare all’inno dignità di legge, senza tuttavia riuscirci, e l’attuale zoppica un po’, ma sembra avviata a concludersi alla scadenza naturale, nel marzo 2018.

L’inno ha ricevuto il primo sì in Parlamento. La commissione Affari costituzionali della Camera ha approvato all’unanimità il “Canto degli italiani” di Mameli come inno nazionale. Nel testo: “La Repubblica riconosce il testo del Canto degli italiani di Goffredo Mameli e lo spartito musicale originale di Michele Novaro quale suo inno nazionale”.

Il 2017 sarà l’anno buono e Goffredo potrà finalmente riposare in pace e dire addio al precariato? Chissà. Tra tutte le incognite, una su tutte risiede nei pochi mesi che ancora mancano alla fine della legislatura.

“Di fonderci insieme, Già l’ora suonò”. Bello o brutto, che sia definitivo. In fondo anche il più paziente dei precari alla fine si ribella.

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