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I genitori di Arianna Manzo scrivono a De Luca: “Il Cardarelli ancora non paga”

A renderlo noto è stato il legale della famiglia, l’avvocato Mario Cicchetti.

L’azienda ospedaliera non paga quanto previsto dalla sentenza: i genitori di Arianna Manzo, la piccola cavese affetta da atrofia cerebrale da quanto aveva pochi mesi di vita, chiedono l’intervento del governatore della Regione Campania, Vincenzo De Luca.

«La famiglia Manzo – fa sapere il legale – in considerazione delle disperate condizioni di salute della bambina ha deciso di rivolgere un accorato appello al Presidente della Regione Campania, Vincenzo De Luca affinché intervenga, quale autorità superiore in ambito sanitario, sul Cardarelli, imponendogli il pagamento di quanto era loro dovuto».

Il tutto a più di sei mesi dalla sentenza della sezione seconda del Tribunale di Salerno che ha previsto per la famiglia Manzo un risarcimento di 3 milioni di euro.

La causa era stata intentata dai familiari della piccola Arianna nei confronti dei sanitari che la ebbero in cura all’epoca, secondo i quali i medici avrebbero cagionato la patologia somministrandole un trattamento non consono. Lo scorso 26 novembre, il giudice Giuseppina Valiante ha accolto le motivazioni che portarono alla denuncia, in particolare nei confronti dei medici dell’ospedale Cardarelli di Napoli, decretando un rimborso di circa 3 milioni di euro a favore della famiglia della piccola, oggi quindicenne.

Nata nel dicembre 2004, Arianna Manzo entrò in ospedale nel marzo dell’anno successivo, inizialmente al presidio di Cava de’ Tirreni e successivamente a Napoli. Alla base delle accuse rivolte ai sanitari, la somministrazione di un sedativo contro la bronchiolite, che sarebbe risultato troppo forte, per un periodo pari a due settimane.

Dal nosocomio metelliano venne trasferita al Cardarelli, e furono proprio i medici di Napoli a darle il medicinale che non sarebbe stato adatto ad una bimba di quell’età. Arianna successivamente finì sulla sedia a rotelle e per la sua famiglia cominciò un vero e proprio calvario. I genitori non si arresero: da un lato cercarono in tutti i modi di curarla, facendola esaminare persino in Slovacchia e in Florida; dall’altro, portarono avanti una dura battaglia legale, con il processo iniziato nel 2011.

La causa milionaria ha visto uscire indenni i medici dell’Asl Salerno, mentre è stata ritenuta colpevole la condotta dei sanitari del Cardarelli, per aver sottoposto la bambina, nata sana, ad un trattamento contrario alle linee guida.

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