Agosto 7, 2022

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Hai presente “zucca” di farro con salsa italiana?

In Italia editori e comuni adottano “Squa”: un nuovo passo verso la scrittura inclusiva. Un fenomeno in crescita

Non solo in Francia, la lingua è influenzata dalla scrittura inclusiva. “Schwa” è rappresentato graficamente dalla lettera “e”, ma capovolta, ed è proprio qui che si comincia a parlarne in Italia. La storia inizia con il suo lavoro fondatore sotto la penna della sociologa Vera Keno: femminile singolare. La sua idea è semplice: cercare di integrare l’identità della neutralità di genere nella lingua scritta e parlata.

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Comuni e case editrici che hanno avuto successo con questa teoria hanno scelto di utilizzare questo grafema. È il caso, ad esempio, della piccola pubblicazione indipendente fiorentina “effequ”, il cui editoriale è compatibile con la lotta per la scrittura inclusiva, che ha recentemente deciso di integrare schwa nelle sue pubblicazioni.

Squaw, una scelta strana

In italiano, “squa” è sia maschile (o al singolare e i al plurale alla fine delle parole) che femminile (al singolare, e al plurale). Parole comuni, da questo segno neutro.

Ma perché “swa”? È una lettera dell’alfabeto fonetico che rappresenta un suono particolarmente diffuso in inglese e italiano secondo l’IPA (International Phonetic Alphabet). Tuttavia, questa scelta fonetica è dovuta soprattutto a ragioni ideologiche: foneticamente, schwa racchiude meglio ciò che la lettera inclusiva vuole imporre. Questa lettera si riferisce in realtà alle vocali “medie” il cui suono è equidistante dalle altre vocali esistenti. È questo carattere “medio” che, secondo Vera Keno, rende lo “squaw” un nuovo pioniere della scrittura inclusiva.

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“Lingua incorporata” percepibile quando parlata

Ma la “squa” non è stato l’unico strumento dei creatori italiani di scrittura inclusiva. Notiamo l’uso di un asterisco (“cher*”) alla fine delle parole per indicare la neutralità di genere nei manifesti pubblicitari, come in alcuni documenti universitari. Tuttavia, secondo gli utenti di “squa”, quest’ultimo offre prospettive molto più ricche di un semplice *. Questo apre la strada a una “lingua incorporata” orale: schwa è pronunciato come la “a” inglese per “circa” o la “u” per “sopravvivere”.

Squaw, senza vivere un vero boom, ha naufragato in Italia. Alcune istituzioni l’hanno adottato così rapidamente che è il punto di vista del sociologo sulla “rivoluzione culturale del linguaggio”. Ad esempio, questo è il caso del comune Castelfranco Emilia Chi ha preso la decisione di inserirlo nei suoi comunicati ufficiali sui social network. Ma soprattutto negli ambienti universitari prevale la scrittura.

Questa scorciatoia ora può essere utilizzata sulle tastiere degli iPhone dotati di iOS 15. L’Accademia Italiana però è inflessibile: non si tratta di parlare di SWA nel regolamento ufficiale. Qui si allinea alle posizioni del suo omologo francese, che, ricordiamolo, La scrittura inclusiva si assume un “rischio di morte”.