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Gli italiani e l’Europa, concetti che cambiano mentre la politica guarda

Extraordinary Plenary session - Vote of a resolution analysing the outcome and ways forward

Sono rimasto colpito da un sondaggio commissionato dalla CGIL a fine giugno 2016 in cui si pone l’accento sul rapporto tra “Gli Italiani e l’Europa”.

Certo, saranno in molti a dire che mille interviste telefoniche non possono essere rappresentative di 60 milioni di persone eppure il dato che ne esce fuori è decisamente forte e non può essere scartato a priori.

In quattro domande si fotografa il livello europeista italiano.

La prima domanda “Restare o uscire dell’UE?”. Il 70% risponde “restare”, poco più del 20% risponde “uscire”. E pensare che in Gran Bretagna, il referendum consultivo ha sancito la vittoria per il “leave” con il 52%. Ma, anche qui, stiamo parlando di un sistema politico e sociale realisticamente molto diverso da quello italiano, eppure assai ambito. basti pensare per un solo momento quanti siano partiti (e partiranno) in cerca di miglior sorte verso Londra.

Ma torniamo in Italia.

Altra domanda “Restare o uscire dall’Euro?”. Ed anche qui, il 68,6% degli italiani accetta la moneta unica europea non volendone uscire.

Ma chi è che vuole restare in Europa, senza tornare al vecchio conio? Secondo lo stesso sondaggio: sono gli studenti, perla maggior parte laureati, a capeggiare la volontà Europea, poi i pensionati e quindi i lavoratori dipendenti.

A questo punto, mi sembra doveroso spiegare perchè sono rimasto colpito. A sentire alcune forze politiche, tipicamente in periodo elettorale, l’Europa è come il lupo per la nonna di Cappuccetto Rosso o l’uomo nero dei peggiori incubi fanciulleschi. Tutto quello che non va, è colpa dei burocrati di Bruxelles. Le multe e le sanzioni sono peggio delle piaghe d’Egitto. La tirannia della Commissione è spietata, neanche fosse il peggiore dei dittatori. Insomma, un cumulo di fandonie che nascondono in verità quello che la maggior parte del popolo italiano invece pensa: l’Europa è un’opportunità che va cavalcata esattamente come faceva la Gran Bretagna.

A non capirlo però sembrerebbero solo i nostri delegati regionali.

Qualche anno fa, ero ospite a Bruxelles della Commissione Europea e mi intrattenni a parlare con un alto funzionario italiano. Stavamo parlando dei Fondi EU per lo sviluppo regionale (FESR). Quando egli seppe della mia provenienza campana, non posso dimenticarmelo, si alzò di scatto e, come sarebbe un uomo in cerca del senso della vita, mi pose un quesito, la madre di tutte le domande:

“Ma perchè in Campania siete così bravi a progettare, ad inventarvi qualsiasi cosa, poi quando si tratta si concretizzare, scomparite?”.

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Antonio Ioele

Antonio Ioele

10 anni, tra Italia ed estero, tra radio, tv, carta stampata e web. Da febbraio 2017 sono il delegato dello "Studio Associato laRed" (P.IVA 05569100653), proprietario della testata giornalistica laRedazione.eu.

Il portale www.laredazione.eu è fisicamente alloggiato presso i server di Aruba S.p.A.

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