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#Giffoni2018 Chi non conosce la nocciola di Giffoni?

Nel pomeriggio della prima giornata GFF, si è tenuto il workshop “Una tipicità del nostro territorio.

La nocciola di Giffoni” che ha visto protagonista il Consorzio di Tutela della Nocciola di Giffoni IGP rappresentato dal presidente Gerardo Alfani. Una Sala Galileo gremita di genitori della sezione ELEMENTS +6 e +10 ha ascoltato la storia della nocciola e del consorzio nato nel 2011. Si è cercato in particolare di mettere in evidenza le caratteristiche della nocciola giffonese e perché sia importante per il territorio locale.

Nella valle del picentino e dell’Irno esistono diversi prodotti riconosciuti a livello europeo, tra questi la Nocciola di Giffoni Igp, che si distingue dalle altre nocciole per gusto e proprietà aromatiche.

“La ricaduta economica nel campo della Nocciola di Gifoni Igp può essere importante per il territorio – dice il presidente del Consorzio Gerardo Alfani – L’area del Picentino e dell’Irno in particolare. Le aziende agricole e artigianali dovrebbero tener ben presente le potenzialità di questo prodotto della nostra terra, che può essere un volano per la economia, accrescendo l’indotto e permettendo di creare nuove professionalità per i giovani nel campo specifico”.

Le caratteristiche distintive della “Nocciola di Giffoni” IGP sono rappresentate: dalla forma perfettamente rotondeggiante del seme (che è la nocciola sgusciata), che ha polpa bianca, consistente, dal sapore aromatico, e dal perisperma (la pellicola interna) sottile e facilmente staccabile.

È inoltre particolarmente idonea alla tostatura, alla pelatura e alla calibratura, anche per la pezzatura media e omogenea del frutto. Per queste sue caratteristiche pregiate essa è particolarmente adatta alla trasformazione industriale ed è pertanto fortemente richiesta dalle industrie per la produzione di pasta e granella, nonché, come materia prima, per la preparazione di specialità dolciarie di grande consumo. Nell’area di origine è utilizzata anche come ingrediente nella preparazione di una variegata gamma di prelibatezze, tra le quali: dolcetti, torte, gelati, creme, ma anche insoliti primi piatti e finanche liquori alla nocciola.

Il valore altamente nutritivo della “Nocciola di Giffoni” fa sì che il suo consumo protegge dall’arterosclerosi e dalle malattie cardiovascolari, grazie ad una concentrazione di sostanze grasse monoinsaturi, come l’acido oleico, che hanno la funzione di limitare fortemente i livelli di colesterolo nel circolo sanguigno.

Essa inoltre è ricca di vitamine E, B, C, nonché di minerali quali il ferro, il rame, lo zinco, il fosforo, il sodio, il magnesio e il selenio, fondamentali per un corretto funzionamento del sistema cellulare.

La coltivazione del nocciolo in Campania è antichissima.

Numerose testimonianze si rinvengono nella letteratura latina, già a partire dal III secolo avanti Cristo, e da reperti archeologici, quali ad esempio alcuni resti carbonizzati di nocciole, esposti al Museo Nazionale di Napoli. La diffusione di questa coltura nel resto d’Italia sembra essere iniziata proprio a partire dalla Campania, tanto che già nel secolo XVII il commercio delle nocciole, in particolare verso altre nazioni, aveva una sua rilevanza economica.

Le prime testimonianze della coltivazione della “Nocciola di Giffoni” IGP, prodotto tipicamente salernitano, risalgono al Medioevo, ma è solo attraverso rapporti commerciali con il resto d’Italia e con l’estero, nell’epoca borbonica, che si venne a conoscere il valore distintivo della qualità di tale prodotto.

Successivamente, nel Novecento, esso ha registrato un’espansione colturale proprio in relazione alla forte richiesta da parte dell’industria dolciaria. Il territorio dei Picentini e della valle dell’Irno, d’altra parte, è vocato naturalmente alla coltivazione del nocciolo in quanto questa pianta è presente da sempre nella zona allo stato spontaneo.

Il terreno di origine vulcanica offre, peraltro, le migliori condizioni di fertilità, e in generale le proprietà qualitative della Tonda di Giffoni sono riconducibili proprio al fortunato mixer di fattori ambientali, naturali e umani tipici della zona di produzione.

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