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Furti d’auto e ricettazione: otto arresti nell’Agro Nocerino Sarnese

furti d'auto

Furti d’auto e ricettazione, scattano misure cautelari nei confronti di una organizzatissima gang specializzata, composta da otto persone

I Carabinieri del Reparto Territoriale di Nocera Inferiore hanno eseguito un’ordinanza di misura cautelare nei confronti di una gang dedita ai furti d’auto. Gli otto indagati devono rispondere di associazione per delinquere finalizzata al compimento di plurimi reati contro la persona e il patrimonio, nonché estorsione, ricettazione e autoriciclaggio.

Il Gip del Tribunale nocerino ha disposto la custodia cautelare in carcere per cinque persone e i domiciliari per i restanti tre componenti della banda. Il Tribunale ha anche disposto perquisizioni personali e locali a carico di altri sette indagati in stato di libertà per i medesimi reati.

Secondo le indagini, le comunicazioni interne alla gang avvenivano su una chat di gruppo di Whatsapp, denominata “Gli sfiammati”. Dalle risultanze dell’attività investigativa è emerso che la gang disponeva di sofisticate apparecchiature elettroniche, utilizzate per disattivare antifurti e gps ma anche per riprodurre le chiavi.

Principali obiettivi erano le vetture del gruppo FCA, verosimilmente per l’ampia fetta di mercato coperta e la facile reperibilità dei ricambi.

I “numeri” delle indagini

L’attività degli investigatori è scattata il 28 ottobre dello scorso anno. A seguito di una segnalazione di furto d’auto, i Carabinieri bloccarono due auto al termine di un lungo inseguimento. Una delle due faceva da staffetta, l’altra era stata appena rubata. A bordo quattro persone, alle quali furono dunque sequestrati i telefonini.

E dall’analisi degli apparecchi telefonici si è quindi aperto un mondo per gli inquirenti, che hanno provveduto al download di tutto il contenuto. Un totale di 64mila immagini, 36mila file audio e 1400 file video.

Una mole enorme di elementi che, di fatto, sono risultati molto più decisivi nelle indagini rispetto all’attività di intercettazione telefonica nei confronti degli indagati. Lavoro certosino dunque quello degli inquirenti, che ha permesso di classificare tutto il materiale digitale per date, argomenti e singoli furti segnalati.

Centinaia i furti commessi tra l’Agro Nocerino Sarnese e la zona vesuviana a ridosso del comune di Scafati. Pur cristallizzando l’attività investigativa al 28 ottobre 2019, le indagini hanno appurato che la gang ha continuato a mettere a segno furti anche successivamente.

Secondo i numeri emersi, dal mese di giugno 2019 – periodo a cui risalgono le prime chat esaminate – all’aprile 2020, la banda aveva messo a segno circa 500 furti d’auto. Avviando quindi l’ulteriore attività di ricettazione o di estorsione, mediante il cosiddetto “cavallo di ritorno”.

Il modus operandi

La gang aveva una precisa organizzazione, con ruoli prestabiliti per ogni componente. I membri avevano riconosciuto il ruolo di capo all’uomo che deteneva una costosa apparecchiatura utile a riprodurre le chiavi delle vetture.

Gli indagati facevano delle vere e proprie ricerche di mercato sulle singole autovetture prese di mira. In rete reperivano caratteristiche, data di immatricolazione, informazioni assicurative e persino dettagli del proprietario, così da provare il “cavallo di ritorno”.

Una volta rubata un’auto, i malviventi la parcheggiavano anche in aree pubbliche, in luoghi tranquilli. L’idea era quella di “far riposare” le vetture, in attesa di comprende se optare per “cavalli di ritorno” o per altra rivendita illegale.

La gang pestò i piedi a chi non doveva

Le indagini hanno fatto emergere un episodio particolare, che ha fatto anche emergere le velleità del gruppo criminale di assurgere a un ruolo riconosciuto nel panorama criminale locale.

Tra le vittime era finito infatti un noto esponente della criminalità scafatese. Questi, avvalendosi dei suoi “canali”, rintracciò l’uomo risultato essere il capo della gang. Al punto da raggiungerlo e a pestarlo per lo “sgarro” subito. Pochi giorni dopo, l’auto fu restituita al proprietario.

Il noto malvivente scafatese risultava essere anche titolare di un concessionario. E in tal senso, in una chat, i componenti della gang che avevano messo a segno il furto avrebbero ammesso di non aver fatto caso al portatarga recante il nome del concessionario.

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