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Fecondazione assistita, sempre più famiglie si informano

Fecondazione assistita, sempre più le coppie alla ricerca di un figlio. “Analisi approfondite e terapie personalizzate posso portare alla maternità”

Sono sempre più informate le coppie che si rivolgono ai centri per la fertilità. Internet, forum dedicati e precedenti esperienze rendono il tema della fecondazione assistita più conosciuto, tanto che i significati di termini come stimolazione ormonale, fivet e icsi sono ben noti alle coppie che soffrono di problemi di infertilità. Secondo il centro di Medicina della riproduzione ProCrea di Lugano «rispetto solamente a cinque anni fa, sono pochissime le coppie che non hanno la benché minima idea di cosa sia la procreazione medicalmente assistita».

Spiega Cesare Taccani ginecologo, specialista di ProCrea: «Nel corso degli ultimi anni è cresciuta la conoscenza del tema; le coppie si presentano spesso avendo ben chiara la loro situazione e consapevoli delle terapie cui andare incontro. Si tratta per lo più di informazioni raccolte su internet oppure recepite dai numerosi forum che si occupano del tema pma, oppure acquisite attraverso esperienze precedenti con la procreazione assistita».

Una sete di informazioni dettata dalla consapevolezza di avere un problema di infertilità, ma soprattutto dalla fame di risposte, dal desiderio di avere un figlio. «Attenzione però – mette in guardia Taccani -: su internet il volume di informazione è talmente elevato che, pur riuscendo a fornire il quadro generale, non permette però di avere una scala delle priorità, quali esami sono fondamentali e quali è importante fare e perché».

Spiega lo specialista di ProCrea: «Partiamo da un dato di fatto: una maternità non è il risultato matematico di un’equazione, ma il frutto di un percorso che viene determinato in base a protocolli scientifici e individuato grazie anche all’esperienza degli specialisti cui ci si affida». In questo quadro, se l’accumulo di informazioni può aiutare la coppia a non avere timore delle terapie da affrontare, dall’altro può creare una certa confusione.

«La risposta deve prendere avvio sempre da una diagnostica approfondita, partendo dalla storia e dall’anamnesi della stessa coppia – prosegue il medico -. Esistono una serie infinita di casi tutti differenti perché ogni situazione è a sé stante. Il fattore età è la variabile più evidente da considerare; questa variabile deve però essere contestualizzata tra le mille cause che possono creare infertilità. Esistono dei problemi che devono essere individuati, approfonditi e superati attraverso specifici esami capaci di andare gradualmente sempre più in profondità. Per esempio, esami come il cariotipo e il CFTR (fibrosi cistica) sono analisi genetiche che riteniamo fondamentali per un primo approccio e che consentono di avere un primo quadro della coppia stessa». Nei casi di infertilità maschile, può essere utile considerare la defensina, «un marcatore che indica la capacità dello spermatozoo nell’arrivare alla fecondazione dell’ovulo e ci aiuta nel determinare la terapia migliore da seguire».

Le analisi genetiche, così come la diagnosi preimpianto (che viene praticata sul globulo polare) sono un passo ulteriore per avere maggiori garanzie di successo e di dar origine ad un bambino sano. «Non sono gli esami a spaventare. Ciò che fa maggiormente paura è l’insuccesso. Il cammino di una coppia non è solamente medico, ma talvolta è anche psicologico, può richiedere tempi diversi e, in alcuni casi, anche il supporto specialistico». Conclude Taccani: «Avere coppie informate è sicuramente un bene, l’importante è sempre non sottovalutare il fattore età, e affidarsi a strutture che possano dare un ampio spettro di intervento».

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