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Facebook e l’eredità digitale, sentenza storica in Germania

Germania

Germania, sentenza della Corte di Cassazione federale: il profilo Facebook di un defunto, fatta salva diversa indicazione, diventa eredità dei parenti più prossimi

Una sentenza che farà di certo discutere. In Germania la corte di Cassazione federale si è espressa su un caso del 2012. Riguardava una ragazza morta tragicamente sotto un treno per un incidente. I genitori avevano chiesto a Facebook il diritto di accedere al profilo social della ragazza, che non aveva salvato da nessuna parte la sua password. Facebook si era rifiutato citando il diritto alla privacy di tutte le persone collegate al profilo della ragazza. Come per un contrappasso, la Corte di cassazione tedesca, uno dei paesi da sempre più attenti alla privacy digitale, ha stabilito che in questo caso Facebook stesse eccedendo i suoi limiti, e che il diritto degli eredi prevale su quello della privacy.

La richiesta dei genitori era motivata non tanto dal voler salvare i dati digitali della ragazza, quanto voler capire tramite i messaggi postati sul social se effettivamente la ragazza fosse morta per un incidente, e quindi avviare la ricerca delle responsabilità nei confronti dei terzi, oppure se c’erano tracce evidenti di un desiderio di commettere suicidio.

In primo grado, nel 2015, il tribunale aveva dato ragione ai genitori della ragazza, mentre la corte d’Appello aveva ribaltato la sentenza nel 2017, stabilendo che la norma costituzionale tedesca affermerebbe il diritto alla privacy anche del defunto dopo la sua dipartita. Affermazione ribaltata a livello federale.
Facebook, nel caso di scomparsa dei propri cari, consente ai parenti di tramutare il profilo in una sorta di sito commemorativo oppure di cancellarlo completamente.
Una sentenza che potrebbe essere letta come una cosa abbastanza normale e scontata, ma che in realtà rappresenta una sconfitta storica per il social network blu e per le sue policy.
Facebook, infatti, permette a chiunque di designare un erede digitale del proprio profilo, opzione quest’ultima però indicata dalla giovane prima della sua improvvisa morte. Motivo quest’ultimo che ha spinto Facebook a rendere inaccessibile il profilo della giovane.

Inoltre, all’esito del processo la corte federale tedesca ha anche precisato che: “Il verdetto riguarda anche altri social media, non solo Facebook ma anche Instagram e gli altri”.

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