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Europee: Masiello (Coldiretti): i cinque punti per difendere l’agricoltura

agricoltura

No Tagli Alla Pac, trasparenza, codice doganale, revisione accordi, standard produttivi

“Le prossime elezioni europee saranno fondamentali per il modello agricolo italiano. In ballo c’è un settore che ha saputo esprimere dinamicità, economia e tutela del territorio. Ogni passo indietro si scaricherebbe, con danni enormi, in particolare su una regione come la Campania, che ha trovato una traiettoria di futuro in un nuovo modello agricolo, sostenibile e custode della biodiversità. Chiediamo ai nuovi parlamentari europei di sostenere i veri agricoltori, la trasparenza e le produzioni di qualità”. È il messaggio di Gennarino Masiello, vicepresidente nazionale di Coldiretti e presidente di Coldiretti Campania, alle forze politiche in campo per le elezioni europee del prossimo 26 maggio.

Difesa delle risorse per l’agricoltura, a partire dalla Pac, obbligo dell’origine in etichetta, eliminazione del codice doganale per identificare il made in Italy, revisione degli accordi di libero scambio, standard produttivi uguali per tutti, sono i cinque impegni cardine del documento predisposto della Coldiretti, che sarà presentato a tutti i candidati delle forze politiche in lizza sul territorio nazionale.

Gli impegni da assumere in Europa:

1. Riaprire la discussione sull’obbligo di indicare in etichettatura l’origine degli ingredienti agricoli

Il numero di Paesi che sta andando in questa direzione e l’esigenza sempre più diffusa tra i consumatori di conoscere la provenienza dei prodotti agricoli alla base del cibo che consumano, aprono importanti spazi di manovra. Questi devono essere capitalizzati nella prossima legislatura – scongiurando quindi l’entrata in vigore nel 2020 dell’attuale impostazione delle norme comunitarie – per portare a compimento il lavoro avviato in Italia prima con i decreti sperimentali su pasta, riso, latte e pomodoro ed ora con l’estensione a tutta la produzione alimentare nazionale.

2. Difesa delle risorse per l’agricoltura

L’idea che sia il settore agricolo a pagare il conto per la Brexit o a fare spazio a nuovi interventi europei non è accettabile. In questo senso chiediamo un impegno esplicito a chi si candida a rappresentare l’Italia in Europa. Riteniamo che l’Uscita del Regno Unito dall’Europa vada quanto più possibile posticipata e, se ne esiste ancora l’opportunità, scongiurata. Non solo per ragioni di bilancio ma anche per ragioni commerciali e crediamo che in ogni caso vada preservata l’appartenenza del regno Unito all’unione doganale. Ribadiamo, inoltre, la necessità di lavorare ad una Pac che offre un livello sempre maggiore di servizi ambientali, ma anche capace di premiare i valori economici e sociali generati dall’agricoltura: per queste ragioni chiediamo che la ripartizione delle risorse tra i Paesi membri sappia riconoscere il valore delle diverse agricolture dell’Europa, valorizzando criteri come il valore aggiunto e l’occupazione.

3. Eliminazione del codice doganale per identificare il made in

Il codice doganale – che definisce come “luogo di origine” dei prodotti il Paese in cui è avvenuta l’ultima trasformazione o lavorazione sostanziale – non può più essere una cassetta degli attrezzi con cui costruire opacità. In tal senso occorre l’apertura di un cantiere per la modifica del modello di regolamentazione europea che deve diventare uno strumento trasparente e finalizzato alla creazione di fiducia. Per ricomporre un quadro di trasparenza verso i consumatori e di sana competizione tra gli imprenditori del settore, bisogna revisionare la classificazione doganale che fa riferimento al principio di ultima trasformazione sostanziale, definendo nuovi sistemi classificatori coerenti con l’esigenza di comunicare al mercato chi, dove e come ha contribuito a produrre quello che mangiamo.

4. Revisione degli accordi bilaterali di libero scambio

La Coldiretti è consapevole dei benefici che derivano dalla possibilità di eliminare gli ostacoli tariffari e consentire una più fluida circolazione delle merci. Tuttavia anni di conquiste dei consumatori europei non possono essere pregiudicate da meri interessi commerciali. Chiediamo, quindi, che la revisione e la stipula degli accordi commerciali si ispirino al principio di reciprocità. Ossia quello che non è consentito in Europa perché potenzialmente dannoso per i consumatori, per i lavoratori o per l’ambiente non può essere fatto entrare da un portone laterale. Crediamo, quindi, nella necessità di coinvolgere le organizzazioni agricole più rappresentative nella costruzione degli accordi commerciali e nella loro valutazione.

Risulta, inoltre, fondamentale, ridurre alcune incomprensibili anomalie che in questo momento stanno governando il modo in cui si confezionano e si implementano gli accordi bilaterali per la parte relativa al commercio agroalimentare. La prima riguarda il riconoscimento delle indicazioni geografiche: è il sistema a dover essere riconosciuto nel suo complesso e non solo una parte di questo. Il primo passo in questa direzione è la revisione degli accordi, a partire dal CETA, in funzione dell’ampliamento della lista delle indicazioni geografiche riconosciute. La seconda anomalia è la mancanza di strumenti credibili per il contrasto all’italian sounding: se da un lato il CETA dice di riconosce alcune indicazioni geografiche italiane dall’altro non le tutela dalle imitazioni, la cui presenza sul mercato canadese, al contrario cresce.

Infine, va sottolineata l’anomalia, anzi la distorsione, dovuta al sistema delle quote di importazione che riguarda in particolare i nostri formaggi.

Va rivisto, negli accordi, il sistema delle quote di importazione e della loro gestione, che penalizza i nostri produttori e favorisce nel caso del CETA quelli canadesi in funzione degli andamenti del mercato.

5. Standard produttivi analoghi per tutti

E’ necessario che tutti i prodotti che entrano nei confini nazionali ed europei rispettino gli stessi criteri, garantendo che dietro gli alimenti in vendita sugli scaffali ci sia un analogo percorso di qualità che riguarda l’ambiente, il lavoro e la salute. Ciò è del resto in linea con lo storico e recente pronunciamento della Corte dei Conti Europea sul mancato rispetto nei cibi di provenienza extraUe degli stessi standard di sicurezza Ue sui residui di pesticidi.

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