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Europa, il Parlamento insiste: sostegno continuo a regioni a bassa crescita

Stockshot of the hemicycle of the European Parliament in Strasbourg

In una risoluzione non legislativa approvata martedì con 488 voti a favore, 90 contrari e 114 astensioni, i deputati hanno sottolineato come gli “effetti negativi della crisi economica e finanziaria”, soprattutto nelle regioni a bassa crescita, abbiano ridotto i margini di bilancio, portando a tagli agli investimenti pubblici.

La politica regionale deve rimanere una priorità dell’UE dopo il 2020. É necessario un sostengo continuato per garantire più coesione tra le regioni Strategie, programmi e azioni su misura. I progetti che riducono le disparità tra le regioni dell’UE devono rimanere al centro degli investimento UE nonostante le pressioni sul bilancio, hanno dichiarato martedì i deputati.

Oltre ai finanziamenti prioritari dell’UE, tali regioni hanno bisogno di strategie su misura per colmare le distanze con le altre e offrire prospettive dinamiche alle loro popolazioni, afferma il Parlamento.

I deputati chiedono misure per:

  • definire le regioni “in ritardo di sviluppo” a livello NUTS III e orientare meglio i finanziamenti in tali aree;
  • promuovere l’istruzione e la formazione per ridurre la disoccupazione e aiutare i giovani a rimanere in queste regioni;
  • assicurare un più facile accesso al credito per le imprese;
  • sostenere e migliorare la qualità dell’amministrazione e delle istituzioni regionali, e sostenere le attività produttive delle imprese, compreso il turismo sostenibile, l’economia circolare e l’agricoltura.

La relatrice, Michela Giuffrida (S&D, IT), ha dichiarato: “E’ necessario individuare un nuovo e più bilanciato equilibrio tra politica di Coesione e politica economica europea per evitare che le Regioni in ritardo di sviluppo siano addirittura penalizzate da condizionalità e vincoli che si trasformano in strumenti punitivi proprio per quei territori che dovrebbero essere i primi destinatari del supporto della UE.” “Abbiamo una responsabilità verso queste regioni che deriva dallo stesso spirito di solidarietà e sostegno alla base del progetto europeo. L’ottica punitiva non le aiuterà a crescere, né l’Europa a rafforzare la sua integrazione.”

Circa un residente dell’UE su sei vive in una regione in ritardo di di sviluppo (83 milioni di abitanti), 32 milioni dei quali vivono in regioni a a basso reddito e 51 milioni in regioni a bassa crescita.

Una relazione della Commissione europea sulla “Competitività nelle regioni a basso reddito e a bassa crescita” pubblicata nell’aprile 2017 si è concentrata su 47 regioni in ritardo di sviluppo in 8 Stati membri: “regioni a bassa crescita” con un PIL vicino alla media UE ma con tassi di crescita bassi (il Mezzogiorno in Italia, regioni in Spagna, Grecia e Portogallo) e “regioni a basso reddito” con un PIL basso, ma con tendenze di crescita incoraggianti (in Bulgaria, Romania, Ungheria e Polonia).

 

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