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Diario di bordo: destinazione Barcellona, Spagna

Barcellona è tante cose, è mare, è città, è modernità, è passato, è arte, è cibo. Ha tutti i presupposti per essere una delle migliori città per poter fare quello che vuoi, anche sci d’acqua.

Puoi dire che sei stato a Barcellona solo se hai fatto determinate cose, come mettere lo zaino davanti al petto sulla Rambla, il grande viale che collega Plaza de Catalunya al porto, per paura di perdere tutto o che qualcuno te lo rubi. Ancora, andare al mercato La Boqueria , fotografare il cibo e mangiarlo e farlo all’infinito finché non è buio. Poi bisogna dedicare almeno una giornata intera ad Antoni Gaudí, alle sue opere, alla sua architettura, alla sua arte. La mia preferita è Casa Batlló, a Passeig de García, basta vedere anche solo la facciata per apprezzarne la vena di follia e la bellezza; poi c’è Casa Milá, detta la Pedrera e qui devi per forza andare sul tetto per capire che Gaudí non ne sbagliava una.

Se rimane tempo c’è la terza tappa culturale, la Sagrada Familia. Anzi, ci sono le tre ore di fila per vedere forse la Sagrada Familia, ma a mio modesto parere basta guardarla da fuori per assaporarne la magnificenza, anche perché dentro è davvero brutta.

Giornata a parte per Parco Güell, immenso. Qui ti perdi tra statue di mosaici, colonne in pietra, balconcini quasi ricamati a Plaza de la Naturaleza e suonatori di strada che rendono il percorso più piacevole e si adattano al livello artistico/culturale della gita. Una delle zone più belle di Barcellona è il Barrio Gótico, quartiere che ti porta in un’altra epoca, quasi in un’altra città, per le sue strade strette e piazze inaspettate, punti artistici con il museo di Picasso e orde di turisti con guide da bandierine alzate che parlano nelle più svariate lingue.

Una mattinata bisogna dedicarla a Montjuïc, un piccolo promontorio nella città, qui ciò che ho amato di più è stata la Fondazione di Joan Mirò.

Uno spazio aperto dedicato all’arte contemporanea, concepito proprio così dall’artista stesso negli anni ’70. Se invece ti fa schifo Mirò e l’arte contemporanea ci sono molte altre cose da fare su questo piccolo promontorio, come perdere tempo allo Stadio Olimpico, secondo di importanza solo a Camp Nou dove ovviamente non sono andata perché il calcio mi interessa meno di una lezione di economia. Se non si è mai venuti a Barcellona sarebbe quasi ora, chiunque è stato a Barcellona, costa poco, si mangia tanto e c’è il mare, un sogno ad occhi aperti per molti.

Testo e foto di Laura Gabola

laRed TV





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